Io, mai niente con nessuno avevo fatto – Vuccirìa Teatro al Piccolo Bellini di Napoli

Vuccirìa Teatro

Dopo il successo di Immacolata Concezione della scorsa stagione teatrale, Vuccirìa Teatro ritorna in scena al Piccolo Bellini di Napoli con lo, mai niente con nessuno avevo fatto, opera prima della compagni siciliana, vincitore del Roma Fringe Festival e del San Diego International Fringe Festival.

La pièce è un racconto attraverso i monologhi della triade protagonista in scena: Giovanni, anima semplice e genuina, sua cugina Rosaria, ragazza dolce ed esuberante, e Giuseppe, maestro di ballo ed amante, unico amante di Giovanni. In scena la Sicilia di fine anni 80 ricca di sole, sogni e voglia di evasione, ma anche ricca di mancate aperture a visioni altre. Giovanni e Rosaria sono cugini cresciuti come fratelli all’interno di un contesto familiare privo, per entrambi, della figura paterna: le loro mamme sono state abbandonate dagli uomini del nord e ritrovatesi sole, hanno cresciuto nella loro piccola comunità domestica i frutti di questo fugace e peccaminoso amore. Divenuti ragazzi Giovanni e Rosaria si approcciano al mondo con gli occhi furenti della curiosità: la piccola comunità siciliana è troppo stretta per entrambe le loro personalità ed i sogni di evasione, sintetizzati attraverso il traghetto di Messina, non tardano ad arrivare.

Amare liberamente ed essere amati. Nel buio dello spazio scenico, pulito ed essenziale, scevro di ogni orpello ad eccezione di un vecchio baule posto sul fondo, il fascio luminoso dell’occhio di bue di volta in volta designa l’inizio e la fine di ogni monologo. Le loro voci, ad accezione della scena iniziale, non si accavallano ma si susseguono in una staffetta che per ritmica dialettica ed empatia li attraversa da un capo all’altro del palcoscenico. Questa trinità ben presto si trasforma in una vera e propria natività nostrana: Giovanni al centro vestito di bianco è il simbolo della purezza che nulla scalfisce. Non ci sono riuscite le offese, i soprusi, i continui mormorii del paese. Non ci riuscirà il sopraggiungere della malattia: l’amore tanto osannato, tanto desiderato lo ha reso schiavo di una male duro ed inoppugnabile,  in grado di trasformare quello stesso amore nelle più abiette azioni che l’uomo è in grado di compiere.

Cosa lascia attorno a sé la  morte di Giovanni? Il solo dolore. Il dolore vero e profondo di Rosaria, sua cugina, sua amica, suo tutto. Il dolore di Giuseppe, un dolore di natura diversa  perché non legato alla perdita di Giovanni ma alla perdita di se stesso: l’onta della malattia anela proseliti di violenza, fisica e verbale, l’amore di uno diventa distruzione per l’altro e lo spettro della morte genera preghiere con gli occhi volti al cielo e promesse di salvezza dalle future possibili impurità.

La violenza è il compagno latente della pièce in scena: in forme e modalità differente è il trait d’union dei nostri tre protagonisti ed una forma ritmica ben definita. Si riflette nei loro corpi, è presente nelle loro parole, è nei loro occhi quando parlano alla platea ai piedi del proscenio o al centro della scena.

Joele Anastasi, Enrico Sortino e Federica Carruba Toscano dimostrano, ancora una volta, mediante un linguaggio spesso ruvido ed esplicito, un grande talento: sono protagonisti assoluti nell’ambito di una scelta registica che lascia tutto alla loro interpretazione. Sono portatori di un sentire e di un vivere il mondo che prescinde il tempo e riescono, sin dalle prime battute, legare a doppio filo lo spettatore che se da un lato guarda il mondo attraverso gli occhi innamorati di Giovanni, dall’altro lo respinge perché trito di brutture. Questa capacità di combinare amore e morte, tipica delle tragedie, consente l’emergere delle tematiche sociali, cuore della loro produzione artistica. È evidente, rispetto ad altre produzioni, il tono meno maturo, ma è ampiamente superato dalla prova attoriale e dalle scelte stilistiche.

 

Io, mai niente con nessuno avevo fatto

drammaturgia Joele Anastasi

con Joele Anastasi, Enrico Sortino, Federica Carruba Toscano

scene e costumi Giulio Villaggio
foto Dalila Romeo
organizzazione Nicole Calligaris

regia Joele Anastasi

uno spettacolo di Vuccirìa Teatro

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

 

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