Gli innamorati di Goldoni riletti da Andrée Ruth Shammah

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Andrée Ruth Shammah prosegue la sua tournée con Gli innamorati di Carlo Goldoni, lavoro del 2014 che si fregia di un lavoro drammaturgico filologico e compatto ad opera di Vitaliano Trevisan.

La Shammah torna su un classico dopo aver messo in scena diversi autori contemporanei, tra cui Antonio Tarantino, autore di Piccola Antigone e Cara Medea. Lo fa scegliendo un testo atipico di Goldoni e affidandolo a un cast pronto e vitale, quello del Don Giovanni di Timi, che restituisce in maniera credibile e attuale un testo del 1759.

La scena si presenta quasi vuota, con appendiabiti, alcuni lampadari e sedie, compresa una appartenente a GOLDONI, su cui si siede Ridolfo, che è anche il narratore onnisciente. La storia narra di due giovani innamorati che litigano senza interruzioni ma che sono pronti a dichiararsi il loro amore incondizionato tutte le volte. Lei, Eugenia, è stata adottata, con la sorella, da uno zio, che ha sperperato tutta la sua dote, e lui, Fulgenzio, invece, è un ragazzo molto ricco e vorrebbe sposarla. Nulla turba il loro idillio se non le loro assurde gelosie.

Si potrebbe sintetizzare così, senza togliere il piacere della visione, la trama di uno spettacolo ben orchestrato che ha il pregio di tirare fuori dal testo goldoniano tutte le dinamiche relazionali di due innamorati e le contraddizioni dell’amore. Eugenia e Fulgenzio, infatti, sono due giovani insicuri, fragili, che malinconicamente si dicono addio e, con grande struggimento, si riconciliano giurandosi amore eterno. Nel Settecento, come oggi, l’amore parla sempre lo stesso linguaggio e, pur se Trevisan ha attualizzato il testo originario, il risultato è identico: i due protagonisti sono proprio l’emblema dell’innamoramento e non potrebbero vivere l’uno senza l’altro.

La regia di Andrée Ruth Shammah è incentrata su un gioco metateatrale dove realtà e finzione si incontrano e gli attori possono smettere il loro ruolo per diventare se stessi per poi tornare ad essere i loro personaggi. Non ci sono camerini, l’attore indossa il proprio ruolo durante la recita e, se necessario, chiede al proprio compagno di scena se è il suo turno. Entrano ed escono dalla partitura goldoniana con grande equilibrio senza far calare la tensione ma, anzi, facendo leva –  sul finale con troppa frequenza e inutilmente –  su alcuni espedienti comici che, in alcune occasioni, danno brio alla vicenda.

L’operazione della Shammah è chiara, vuole proporre un Goldoni che sappia parlare a tutti ma non pop e, per farlo, rende il testo più leggero e accessibile, quasi farsesco. Una scelta che potrebbe non convincere e che, in realtà, gioca col testo connotandolo con i tratti e i fattori socioculturali e geografici di un’Italia milanesizzata. Eppure quest’amore combattuto piace al pubblico e, a dir la verità, non mortifica Goldoni. Andrée Ruth Shammah non osa, non dà troppe sfumature caratteriali ai personaggi ma, anzi, fa lavorare i suoi attori su pochissimi elementi psicologici in funzione di una maggiore fruibilità della vicenda. Una scelta giusta che, però, non dà allo spettatore la possibilità di innamorarsi del Teatro ma di godere solo di quel che sta vedendo.

Al Teatro Mercadante di Napoli

DATE:

06-05-2016 ore 21.00
07-05-2016 ore 19.00
08-05-2016 ore 18.00

GLI INNAMORATI

con Marina Rocco, Matteo De Blasio, Roberto Laureri, Elena Lietti, Alberto Mancioppi, Silvia Giulia Mendola, Umberto Petranca, Andrea Soffiantini
scene e costumi Gian Maurizio Fercioni
luci Gigi Saccomandi
musiche Michele Tadini
produzione Teatro Franco Parenti

durata: 2 h compreso intervallo

 

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