Ingresso indipendente di Maurizio de Giovanni

Ingresso indipendente
Lo spettacolo Ingresso indipendente, scrittura teatrale inedita di Maurizio de Giovanni, è andato in scena al Teatro Diana nelle due giornate del 12 e 13 luglio in occasione del Napoli Teatro Festival: il risultato della rappresentazione è, a nostro avviso, non molto entusiasmante.

In due atti assistiamo allo svolgersi della vicenda privata che riguarda Massimo (Giovanni Scifoni), impiegato quarantenne, proprietario di una casa con ingresso indipendente e in attesa di ricevere una promozione dal dispotico direttore Alfredo (Pierluigi Misasi): per agevolare la propria escalation professionale, Massimo mette a disposizione del capo – consentendogli in questo modo rendez-vous di piacere con la vivace escort Rosalba (Serena Autieri) – l’appartamento che condivide con la fidanzata Luisa (Tosca D’Aquino), bisbetica e falsa moralista. Le vicende dei protagonisti si svolgono sotto gli occhi vigili di una curiosa – morbosa – vicina di casa che osserva tutto dall’alto, la signora Forgione (Fioretta Mari).

L’alterazione dell’equilibrio iniziale consegue alla decisione di Rosalba di conoscere la moglie di Alfredo nello stesso appartamento-teatro degli incontri clandestini. Durante una cena appositamente predisposta tutti i personaggi si incontrano e, in seguito a equivoci, malintesi, gelosie, fraintendimenti, i nodi vengono al pettine.

La risoluzione dell’intrico tuttavia è raffazzonata e l’epilogo è ‘come da copione’: la moglie si confessa a Rosalba già consapevole dei tradimenti di Alfredo ma, nel dichiarare il suo profondo e immutato amore per il marito, la perdona; Rosalba smette di rincorrere Alfredo finendo per invaghirsi di Massimo, il quale, mosso da improvviso orgoglio, lascia la compagna falsa e infedele e manda al diavolo il capo-despota, scoprendosi a sua volta invaghito di Rosalba.

L’intreccio appena descritto ricalca la trama del film LAppartamento (1960) diretto da Billy Wilder con minime varianti: fatta eccezione per il richiamo a questo illustre precedente, l’opera di de Giovanni induce lo spettatore a un riso stanco e insincero: la rappresentazione, infatti, propone una trama tipica da commedia ‘rosa’, con personaggi stereotipati – impiegati in attesa di promozioni, escort che sognano l’amore, cinici manager fedifraghi e ricche mogli tradite ma irrimediabilmente innamorate – ed esito facilmente prevedibile.

 

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