Immacolata Concezione: tra profano e sacro secondo Vuccirìa Teatro

Immacolata Concezione

Immacolata Concezione, spettacolo della compagnia siciliana Vuccirìa Teatro, è in scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 12 al 17 dicembre 2017. Nato da un’idea di Federica Carruba Toscano lo spettacolo, vincitore de I Teatri del Sacro 2017,  porta la regia e la drammaturgia di Joele Anastasi.

La sala del Piccolo Bellini accoglie gli spettatori lasciando libero alla vista il palcoscenico: troneggia al  centro una struttura lignea a metà strada tra un baldacchino e un’antica giostra, coperta di vecchi drappi. Alle spalle si intravedono rigidi manichini, catturati dal tempo nelle loro pose plastiche. C’è un equilibrio tra il pubblico che lentamente riempie la sala e la visione del palcoscenico, come se un’anticipazione di quello che di lì a poco accadrà cominciasse ad insinuarsi nella sua mente. La percezione immediata è sfogliare un album di ricordi: nei colori sbiaditi delle tende del baldacchino, nelle travi di legno, nella predominanza dei colori della terra emerge forte l’atmosfera rurale della narrazione. Sembra quasi di sentire quest’odore antico e a tratti pesante di un’ambientazione lontana nel tempo. Come leggiamo dalle note di regia, siamo nella Sicilia degli anni Quaranta.

Questo equilibrio sensoriale, questa percezione, questa dimensione onirica cullata da lievi note in sottofondo viene bruscamente spezzata dal vociare confuso e dallo stridio di un campanaccio: lentamente dal fondo della sala gli attori entrano in scena attraversando ai lati il pubblico. Si tratta di un momento solenne in cui l’intera compagnia non solo fa il suo ingresso in sala ma presenta al pubblico il suo intento: la trasfigurazione del corpo quale mezzo cardine dell’artista; il lavoro dell’attore intesto come lavoro sul corpo dell’attore.

Concetta, ragazza semplice, talvolta definita babba, figlia di un pastore finito in miseria, viene venduta dal padre in cambio di una capra gravida a Donna Anna, proprietaria del bordello del paese. Concetta viene trascinata nella sua nudità integrale tramite un duro cordone stretto attorno al collo alla cui estremità giace lo stridente campanaccio. Una capra da scanno in cambio di una capra gradiva. Concetta viene lavata minuziosamente. Viene vestita con un succinto corpetto bianco ed un leggero négligé. Un rito di passaggio che segna l’avvio della sua nuova vita.

Concetta non si dispera ma ride e ride ancora. Nei suoi occhi non c’è rabbia, non c’è rancore ma c’è il calore del sorriso, quello delle anime pure. Nella sua nuova vita Concetta diviene un feticcio per l’intera umanità: il successo con gli uomini non è legato alla carnalità dei corpi ma alla speranza che infonde in loro. Questi uomini  ritrovano in lei quel barlume di umanità ormai sopito tra le pieghe del tempo ed in cui riescono a liberare, finalmente, la loro anima. Ci sguazzano e ne abusano fino a sentirne la proprietà. Ed è in questo abuso dei sentimenti da parte dell’umanità che si assiste al passaggio dal profano al sacro: Concetta è amore e la sacralità della donna viene rappresentata attraverso un potente simbolo, una gravidanza che non è frutto dell’amore carnale ma di quello spirituale.

Concetta, preda del desiderio egoista di Don Saro, signorotto locale, del parroco Gioacchino, che trova in lei un riferimento per la sua vita e di tanti altri uomini, trova in Turi quell’amore spirituale in grado di segnare una netta inversione nella sua vita. Ella non è più una capra da scannare ma una capra per fare figli. Ella non è solo una capra per fare figli ma è l’Immacolata Concezione che, alla stregua della leggenda di Colapesce, che muore sorreggendo sulle sue spalle la Sicilia affinché non profondi, muore donando al mondo il simbolo del suo amore.

La drammaturgia di Immacolata Concezione è incalzante, quasi musicale: i personaggi accompagnano con la voce e con il corpo l’intera messa in scena. Monologhi si alternano a piccoli cori greci, di natura antitetica. Da un lato il gruppo di prostitute che interroga sui motivi del successo di Concetta, dall’altro Turi. Da un alto padre Gioacchino nel tedio del dolore dall’altro Don Saro in balia del possesso delle cose. Il tutto al cospetto del pubblico interlocutore privilegiato di questo dono d’amore e speranza. La prova attoriale, carica del nobile messaggio, non viene schiacciata dallo stesso ma rafforzata in una performance che convince pienamente in ogni sua parte.

 

Immacolata Concezione
scritto e diretto da Joele Anastasi

con Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Enrico Sortino, Joele Anastasi, Ivano Picciallo

da un’idea di Federica Carruba Toscano

produzione Progetto Goldstein in co-produzione con Vuccirìa Teatro

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