Il piccolo principe

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Mark Osborne, noto al grande pubblico per l’acclamatissimo film di animazione Kung Fu Panda, ha scelto di correre un grosso rischio portando al cinema il celeberrimo libro di Antoine de Saint-Exupéry del 1943, Il piccolo principe. Le aspettative di grandi e piccini, però, non sono state deluse; il film, infatti, piace ai bambini e fa riflettere gli adulti.

In un mondo in cui tutto è deciso, in cui nulla è lasciato al caso, una madre ansiosa ma assente  (doppiata nella versione italiana da Paola Cortellesi) intende far ammettere la sua unica figlia in una scuola prestigiosa e, per farlo, organizza le sue attività quotidiane con precisione millimetrica. Le loro vite sono perfettamente integrate con il resto della grigia società in cui vivono, dove le case, le macchine e le persone sono omologate e riuscite in un meccanismo ben oliato. La ragazzina sembra accettare di buon grado le imposizioni della madre e inizia la sua estate di studio, fino a quando un’elica non irrompe nel loro soggiorno.

Si tratta di un pezzo dell’aereo di un vicino un po’ sui generis, un anziano aviatore che tenta di far partire un aereo nel suo giardino. La ragazza,perplessa, lo evita, seguendo le direttive di sua madre, finché il pilota non riesce a catturare la sua attenzione. Ed è qui che entra in gioco la storia del romanzo: l’aviatore non è altri che il protagonista della storia che cerca qualcuno con cui condividere la sua esperienza. Dopo un po’ di incertezza la protagonista inizia a fidarsi e si fa prendere dalla storia del piccolo principe.

Le due storie si integrano perfettamente e convincono il pubblico, soprattutto grazie alla riflessione sull’eterno contrasto tra il mondo dei Grandi e quello dei Piccoli. I primi hanno dimenticato cosa voglia dire essere bambini, rendendo le proprie vite tristi e prevedibili e i secondi vengono cresciuti come dei piccoli automi, senza poter disporre della propria libertà: un mondo di genitori assenti; genitori che vedono i propri figli come ‘adulti in miniatura’, dimenticando il loro diritto allo svago. L’aviatore, invece, rappresenta un’altra possibilità, una vita adulta sì, ma vissuta con spensieratezza, senza perdere il contatto con la propria parte infantile; è per questo che vuole insegnare alla ragazzina a non vivere la sua gioventù come un susseguirsi di obblighi attraverso l’intramontabile storia di Saint-Exupéry, in modo da aiutarla a diventare un’adulta migliore dei modelli con cui si relaziona.

Per i doppiaggi una serie di piccoli cameo sia nella versione originale che in quella doppiata. Stefano Accorsi è la volpe che vuole essere addomesticata (James Franco), Micaela Ramazzotti presta la voce all’amata rosa (Marion Cotillard), Alessandro Gassmann al serpente (Benicio del Toro). Ad ogni personaggio, anche il più piccolo, viene resa giustizia dagli attori che lo interpretano, collaborando alla riuscita di un film equilibrato, in cui le tecniche di Computer generated imagery (per la storia ‘cornice’) e Stop motion (per la storia del Piccolo Principe) si integrano con successo rendendo giustizia alla narrazione.

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