Il pazzo dello Zar: la lucida ribellione di Jaan Kross

Il pazzo dello zar

Il pazzo dello Zar è un romanzo storico pubblicato da Jaan Kross nel 1978 e di recente ristampato da Iperborea, casa editrice fondata da Emilia Lodigiani nel 1987, che ha avuto il pregio, grazie alla mission aziendale, di far conoscere nel nostro paese la letteratura nord europea attraverso la pubblicazione di classici ma anche premi Nobel e letteratura contemporanea.

La scelta di pubblicare un romanzo storico per Kross, oggi considerato il massimo esponente della letteratura estone contemporanea, non è affatto casuale. Nato a Tallinn nel 1920 dove è deceduto nel 2007, Kross inizia l’avventura di questo romanzo nel 1978, in un paese e un un momento in cui era ancora in vita, seppure in forme e connotazioni diverse, l’impero russo, mettendo in gioco, se così è possibile dire, le sue esperienze personali per dare forma a e contenuto alla vita di Timotheus von Bock, Timo.

Il pazzo dello Zar è una storia speculare di ribellione. È un racconto di lucida lotta che parte dal basso, nonostante il protagonista del libro sia un barone, colonnello dell’impero russo nonché intimo amico, e lontano parente, dello Zar Alessandro I. Ma è anche una storia che ruota attorno all’amore, quello che rompe gli schemi, quello che sfida il potere volto alla forsennata ricerca di equità contro gli orrori e le sopraffazioni dell’assolutismo, infischiandosene delle origini, delle cariche imperiali, della burocrazia ma soprattutto delle conseguenze generate da questa ardita scelta.

Il romanzo è un continuo andirivieni tra presente e passato in cui i numerosi flashback hanno la fondamentale funzione di spiegare l’evoluzione dei fatti. È la storia di Timo von Bock, brillante aristocratico della Livonia, raccontata attraverso gli occhi di suo cognato, Jakob Mettich, custode della memoria degli avvenimenti ma anche erede degli stessi. Timo, in beffa della sua condizione sociale, decide di ribellarsi al suo mondo rifiutando un matrimonio aristocratico per sposare Eeva, figlia di un contadino. Gesto ardito ma mosso da una reale e fondata intenzione. Timo preleva Eeve e suo fratello Jakob per insediarsi tutti assieme stabilmente nelle sue proprietà affinché la donna abbia un’istruzione adeguata, diventando quindi una vera dama, prima del matrimonio. L’eguaglianza di tutti gli uomini buoni davanti a Dio non basta a perorare la sua causa. Infatti non passa tempo che questo suo atto di amore ribelle venga rinnegato, anzi schivato, dalla nobiltà giudicandolo peccato allo stato puro.  Ma Timo ci crede davvero.  E noncurante dello scandalo non manca nemmeno di denunciare in una lettera aperta allo zar l’oppressione del regime, il malcontento nei confronti di un ordine fondato sui privilegi e sullo sfruttamento così come la necessità di una Costituzione egualitaria, come fondamento della nazione. Questa suo atto di estrema sincerità ferisce nel profondo il destinatario della missiva, lo zar Alessandro, che decide di dichiararlo pazzo, facendolo imprigionare per nove lunghi anni, passati i quali verrà confinato sotto perenne sorveglianza nelle sue tenute baltiche.

Il racconto delle vicende di Timo von Bock avviene attraverso le memorie che suo cognato Jakob raccoglie in un diario segreto, il racconto della lotta dei dei piccoli contro il potere centrale per la formazione di una nuova classe borghese che possa essere il riflesso di una nuova unità. Una lotta che nonostante le origini nobiliari di Timo ha tutti i contorni di una lotta dal basso. Ed in questo peregrinare di detto e non detto, udito e non udito, Jakob non sarà unicamente testimone addetto alla raccolta delle memorie ma subirà un decisivo quanto fondamentale cambiamento verso una nuova di vita che abbraccia ogni livello, personale, sociale, politico.

Jaan Kross con Il pazzo dello Zar ci consente di poter ascoltare, forse per la prima volta, la storia di paesi appartenenti alla regione baltica di cui in effetti non  si sa molto. E lo fa attraverso un romanzo storico che può fregiarsi di un lessico scorrevolissimo che dalla prima all’ultima pagina porta il lettore alla scoperta piacevole di un mondo fino ad allora precluso e dove probabilmente ritroviamo anche lo stesso autore. Lo stesso Kross, infatti, ha vissuto per ben due volte sulla sua pelle l’orrore della prigionia: la prima con Hitler e la seconda con Stalin. Una storia nella storia, che si ripete, si confonde e consente nella sua compiutezza multiformi identificazioni da parte di chi con gli occhi e col cuore entra a far parte della famiglia von Bock.

Il destino dell’uomo, e forse il destino del mondo in generale di pendono interamente da infimi movimenti: un tratto di penna, una parola pronunciata, una chiave che gira, una scure che cala, una pallottola che vola..

 

Il pazzo dello Zar

di Jaan Kroos

traduzione Arnaldo Alberti

Iperborea

pp. 443

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