Il diario di Bridget Jones, il film che fece conoscere Renée Zellweger

Bridget Jones è sovrappeso, insicura, pasticciona, alquanto volgare, ma è se stessa. Ha 32 anni. La società vuole che una donna a quell’età se non è sposata o fidanzata, sia zitella; single è solo una parola che riconduce al significato di sempre. Di solito le feste comandate (il Natale soprattutto) sono per i single, tanto più se unici in famiglia, motivo di disagio. I parenti entrano i loop con la stessa domanda: hai un fidanzato? O peggio, tentano di farti incontrare qualcuno ugualmente solo e per questo considerato sfigato. A Bridget (bravissima la texana Renée Zellweger, ingrassata per l’occasione) è destinato l’incontro con Mark (Colin Firth), divorziato con una giapponese. Entrambi indossano i regali delle rispettive preoccupate e invadenti madri: lei un vestito che sembra un tappeto, lui un maglione con il faccione di una renna. Risultato: si odiano all’istante. Ma a sorpresa Bridget, dopo molto tempo di astinenza sentimentale, si trova (s)oggetto del desiderio sia di Mark sia di Daniel (Hugh Grant, perfetto), suo affascinante e divertente capo, oltre che dongiovanni incallito.

Il Diario Di Bridget Jones è una commedia sentimentale/grottesca, è una fiaba contemporanea, dove la principessa non è bellissima e leggiadra e il principe non appare su di un cavallo bianco, anche se è ricco e di successo. Le streghe sono alte, magre e con una carriera professionale riuscita. La corte è composta di due amiche e dall’ormai onnipresente amico gay. La solitudine di Bridget è sovraccaricata da ogni eccesso. Fuma troppo, mangia troppo, si mette sempre nei guai, lascia che la sua insicurezza s’imponga su ogni azione provocando a dir poco situazioni imbarazzanti. L’umorismo è carico di pesanti allusioni sessuali, di battute volgari (non male ma troppo ripetuta la gag della m.d.p. ad anticipare le battute dei personaggi svelando l’oggetto comico), di frasi dette senza pensare alle scandalizzate reazioni suscitate negli altri.
Bridget Jones’s Diary. Qui Bridget elenca i buoni propositi per il nuovo anno: fumare e bere meno, ma soprattutto cercare un uomo che non abbia tutte quelle caratteristiche che lo rendono desiderabile agli occhi di tutte le donne e che si potrebbe definire, con una parola chiave, stronzo. E lo stronzo è colui che appare per primo e con una facilità sconvolgente, ossia Daniel.
Diary of Bridget Jones. Qui Bridget, distrutta dall’abbandono di Daniel per un’altra donna, tenta nuovamente di cambiare radicalmente vita, decidendo di divenire padrona delle sue azioni. Ecco apparire Mark, l’uomo del destino.

Posto che l’assunto centrale della narrazione ruota sull’abusato concetto della donna in caccia del matrimonio o almeno del fidanzato ufficiale – la difficile e a volte impossibile ricerca dell’amore, oltre ad appartenere agli uomini e alle donne delle ultime generazioni, nasce da un complesso di circostanze che non può essere banalizzato dall’equazione donna ultratrentenne sola = zitella, uomo ultratrentenne solo = dongiovanni -, c’è da dire che alcune gustose scene sembrano affermare una critica sottile. Le coppie sposate, che Bridget incontra ad una cena, sono tutte insopportabilmente simbiotiche (salutano all’unisono, sorridono in modo posticcio e si chiedono come mai molte donne non riescono a trovare marito), trasudano un senso di superiorità dettato dalla loro chiara posizione in un mondo sociale che li approva. Per contro, l’abbandono del tetto coniugale della madre di Bridget – niente sesso e pochissima attenzione da parte del marito dopo trent’anni di matrimonio apparentemente riuscito -, svela l’apparato ipocrita del sistema matrimonio inteso come raggiungimento del più alto scopo esistenziale. Detto questo, la psicologia femminile che emerge dal film come dogma riconosciuto, ha di tanto in tanto un che di reale, non fosse altro per l’educazione schizofrenica che noi donne abbiamo ricevuto da madri spesso complici delle buone vecchie tradizioni che esse stesse hanno dovuto subire come un’imposizione. Ovvio, quindi, che Bridget alla prima esplicita avance di Daniel immagini subito il matrimonio.

L’epilogo, come ci si aspettava, è sdolcinato. Bridget, dopo alterne vicende, finalmente si congiunge con Mark il sellerone, rifiutando il ritorno di Daniel (è proprio una fiaba!). Stabilità vs felice seppur instabile rapporto, illusione dell’amore vs più veritiera ricerca dell’amore. La Maguire tenta di riportare la narrazione al grasso anglosassone humor del film, utilizzando i titoli di coda come un fuori onda, mostrando, tra gli altri, Daniel in balia di donne o sedicenti tali. Quanto durerà la storia tra Bridget e Mark? Riusciranno a superare con successo il romantico bacio sotto la neve? E Daniel è quello di sempre oppure Bridget era veramente l’ultima occasione per riuscire ad amare? In tanta incertezza una sicurezza. Una donna se potesse accantonare definitivamente l’ansia dell’amore perfetto e del tipo affidabile sempre presente nelle cene di famiglia, anche se il suddetto ne farebbe volentieri a meno, sceglierebbe senza esitazioni la libertà dell’incertezza.

Articolo di Emanuela Liverani (reVision)

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