Il catalogo, il supermercato della meschinità di Angela Di Maso

Il catalogo

Il catalogo, testo e regia della giovane e poliedrica Angela Di Maso, è in scena al Teatro Elicantropo di Napoli dal 28 aprile al 1 maggio 2016. Con questo testo dalla drammaturgia grottesca ma fortemente reale, la regista napoletana decide di spogliare l’animo umano di tutte le inibizioni e le fattezze apocrife tirate su nella speranza di costruire un io socialmente accettabile per mostrarlo per quello che è davvero: fragile, corrotto e profondamente meschino.

La scena è scarna. Un ufficio in fase di trasloco, due scatoloni imballati e pronti per essere portati via a riempire la scena. Null’altro. Il signor Law, Massimo Finelli, è l’addetto alle vendite del supermercato della disumanizzazione. Alto, vestito di nero che mette in risalto un pallore inquietante, labbra tinte di rosso, accoglie i coniugi Portman, Rose, Patrizia Eger e Eric, Giuseppe Cerrone. La loro storia è una vicenda comune, giovane coppia sterile desiderosa di avere un figlio, desiderosa al punto di convincersi a comprare un bambino in quella che a tutti gli effetti si prepara ad essere l’anticamera della dissoluzione.

Una rinomata società di adozioni, così viene presentato dal signor Law l’ufficio, o quello che ne resta, nel quale si sono appena accomodati i Portman, l’unico ramo lavorativo dove la crisi non potrà mietere vittime. Con fare gentile teso a nascondere un cinismo violento e senza cuore, non fatica molto a mettere alla corda l’animo esasperato di questi due giovani insegnanti alla ricerca del tassello mancante, del completamento della vita, personale e sociale. Catapultati nel vortice di cattiverie dialettiche del signor Law, presto deporranno le armi. La loro timida umanità poco alla volta si muta in verità dissacrante che lascia trapelare, con velocità nell’azione e nella parola, la vuotezza dell’animo umano. Un catalogo che possa rendere felici i miserabili mediante una scelta pedissequamente guidata dalla vanità e dalle aspirazioni personali, tramite il quale scegliere le caratteristiche del loro futuro figlio, della loro futura merce. Un catalogo che trasforma la sofferenza in avamposto della verità. Un bambino che da piccolo essere umano pronto ad essere coperto di affetto e di amore si trasforma in proiezione del proprio ego, basta solo sfogliare il catalogo e il bambino vorrete si materializzerà. Un bambino che smette di esistere ancor prima di nascere perché costruito come un patchwork, un pezzo così un altro pezzo così, dentro e fuori senza esclusione di colpi. In breve gli scatoloni dove i protagonisti in scena sono seduti si trasformano nel perimetro di un ring dove si consuma una lotta senza esclusione di colpi verso la brutalità.

Il signor Law tira i fili della lotta con grande maestria. Sapeva sin da principio che l’animo umano ha un prezzo, sempre. La compensazione economica è speculare ai limiti della meschinità del proprio essere dove il confine tra felicità ed infelicità esiste fin quando esisterà la possibilità di poter svelare le verità nascoste. La sofferenza è il male minore. Il ricordo della felicità non è più felicità. Per molti la felicità è vedere l’infelicità altrui.

Il catalogo usa la sterilità della coppia come pretesto per mettere in rilievo la bruttezza umana, quella che non conosce limiti e che infligge coltellate, fisiche o morali, una dopo l’altra senza sosta nella pretesa convinzione che la propria sofferenza sia più importante di quella altrui.

Un lavoro introspettivo quello della regista Angela Di Maso, che propone una drammaturgia ricca, in cui un aleggiano riferimenti a Harold Pinter e Samuel Beckett, dove è evidente il contrasto tra l’ambientazione volutamente scarna e la forza dei dialoghi che riempiono la sala. Dialoghi che vengono sempre posti con gentilezza per non svuotare l’intento della parola portatrice di perversa corruzione. Molto convincenti gli attori in scena che seguono egregiamente l’intento della regia volta a creare nello spettatore la giusta tensione in attesa dell’epilogo finale. Uno spettacolo che è un crescendo di emozioni, un avvicendarsi di odio, amore, repulsione e rabbia dove tutto è tenuto assieme da un cast di rilievo e regia forte e puntuale, che tesse la trama che si dispiega dinnanzi gli occhi dello spettatore accompagnata dal sottofondo musicale composto dalla stessa regista, talvolta sotto forma di rumore assordante talvolta con note cariche d’intensità. Uno spettacolo che solleva più di una riflessione sul contrasto tra quello che è e quello che vorremmo che fosse perché imposto dagli schemi sociali, dal tempo in cui viviamo. Un buon successo di pubblico che auguriamo possa continuare su questa strada.

Info

IL CATALOGO
regia Angela Di Maso
con Massimo Finelli, Patrizia Eger, Giuseppe Cerrone
elementi scenografici Armando Alovisi
disegno luci Cesare Accetta
tecnico luci Cinzia Annunziata
costumi Alessandro Varriale

 

 

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