Il caso scandalo del pornografo Mendes

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Carlos Mendes, scrittore colombiano semisconosciuto, è salito alla ribalta negli ultimi mesi grazie al suo ultimo libro Historia de un pornógrafo edito dalla Metropolitano, una piccola casa editrice di Ibagué che ha creato una vera e propria rivoluzione editoriale. Mendes, infatti, con la precisione meticolosa del giornalista d’inchiesta, ha svelato, sin nei particolari, la vita del noto trafficante d’armi Esteban Montoya, figura di spicco nella Colombia degli anni ‘80, definendolo sin dalle prime righe un pornografo.

Perché accade questo? Pensate alla persona che più amate – che sia una moglie, un marito e un figlio – con la quale avete condiviso i momenti più belli della vostra vita. Quanto sapete di lei? E voi, realmente, quanto condividete del vostro quotidiano?

Carlos Mendes mette a dura prova il lettore ed è un esempio di scrittura sublime, a detta di chi vi scrive, che ci mette a parte di un dolore profondo che, di volta in volta, dà corpo alla narrazione. Montoya è un bellissimo protagonista: ha talento nel dare false informazioni alla moglie e i figli, che lo credono un agente di viaggio, è un sadico trafficante d’armi ed è fortemente determinato. Eppure, dal titolo, sappiamo che è un pornografo e il lettore si aspetta, sin dall’inizio, qualche elemento, un indizio che possa farlo accedere ad un altro tipo di segreto. Baci, abbracci, sorrisi e nottate insonni costellano tutta la prima parte del libro. Montoya è un tutt’uno con la famiglia, non li tradisce mai e, anche quando è lontano da casa, fa sentire la sua presenza con escamotage molto divertenti.

Nella seconda parte Mendes rovescia tutta la struttura: dalla prima persona si passa alla terza persona, la vita quotidiana viene distrutta da una serie di eventi e, sullo sfondo, è possibile intravedere la Colombia di Pablo Escobar. Se la prima parte racconta la famiglia e i suoi valori, nonostante il terribile segreto che Montoya nasconde, nella seconda parte c’è solo crudeltà, sadismo, ricatti, violenze e tanta sofferenza gratuita. Il lettore perde ogni orientamento, non riesce a ritrovare un equilibrio e si sente spaesato.

Prendiamo ad esempio un passaggio

<<Se potessi portare sempre con me la mia famiglia, userei le loro ossa come grani per il mio rosario. Mi piace vedere Monica correre in spiaggia, attorniata dai nostri cuccioli. La musica delle loro voci mi arriva da lontano, è inverno, fa freddo, indossiamo tutti un cappello di lana. La festa di Ognissanti si avvicina, ma a Monica e ai miei figli interessa solo l’amore del loro papà>>..

Lo potete trovare nella prima parte e, in nuce, si avverte già tutta la violenza che esploderà, poi, nella seconda parte creando un effetto vertiginoso, un riparo provvisorio che crollerà tutte le volte che percepiamo un pericolo inestimabile.

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