Il Bugiardo, le spiritose invenzioni di Arias/Goldoni

Nella foto Geppy Gleijeses ne IL BUGIARDO

In scena al Teatro Mercadante di Napoli da martedì 8 a domenica 13 marzo 2016 Il Bugiardo, adattamento teatrale del regista argentino naturalizzato francese Alfredo Arias della famosa commedia scritta da Carlo Goldoni rappresentata per la prima volta a Mantova nel 1750 ed ispirata alla Verdad Sospechosa del drammaturgo spagnolo Juan Ruiz de Alarcón, uno degli autori teatrali di maggior rilievo nel Secolo d’Oro.

Protagonista della pièce è l’uso della menzogna quale strumento di costruzione del reale. La bugia come motore nella costruzione del mondo, immaginario ed irreale, di verità da parte del bugiardo. È ciò che anima le spiritose invenzioni di Lelio Bisognosi, interpretato da Geppy Gleijeses con lezzo marcatamente e genuinamente partenopeo,  mentre tesse la sua ardita trama nella conquista delle sue numerose bellezze, cacciando prontamente dal taschino un taccuino da cui di volta in volta attinge nomi ed inventa su due piedi, tra l’altro, storie di vita, incontri e poemi, maschere da indossare, pur di raggiungere il suo scopo.

A fare da sfondo alla sua narrazione una Venezia malinconica e assopita, ben rappresentata dalle scene e dai costumi di Chloe Obolenski,  una veduta crepuscolare dello spaccato lagunare della patria natìa del Goldoni, avvolta nel canto d’amore che il timido Florindo, Luchino Giordana, dedica all’ignara amata Rosaura, Marianella Bargilli, che assieme alla sorella Beatrice, Valeria Contadino, sono sul terrazzo intente a godersi la dolce serata, e la dolce serenata, sulle note, un motivetto che si ripete nella mente come una litania da sempre conosciuta,  Ma un certo no so che, no so, se m’intendè, fa che non so parlar. L’assenza da casa del dottor Balanzoni, Luciano D’Amico, padre delle due sveglie signorine, è per Lelio, di ritorno a Venezia dopo aver trascorso vent’anni a Napoli,  un’occasione troppo ghiotta per non essere colta ed assieme al suo servo Arlecchino, interpretato da un convincente Lorenzo Gleijeses, che smentisce sin da subito il luogo comune sull’essere un figlio d’arte, si presenta alle due nelle vesti di un ricco marchese dedicando loro le sentite parole d’amore, pallido testimonio di quell’affetto che io nutro per la mia bella, senza rivelare il nome dell’interessata.

Il vortice di bugie di Lelio ha inizio, portandosi dietro nella sua creazione attiva tutti i personaggi destinati ad incontrarlo. Il suo ardore menzognero, in grado di di trafiggere 137, 274 o 300 bellezze napoletane, in costante aumento a causa dell’inflazione, non è però privo di conseguenze. Rosaura e Beatrice al ritorno del dottor Balanzoni vengono falsamente accusate di aver introdotto un forestiero in casa e di aver così messo in discussione il buon nome della famiglia. Ma non solo. Ottavio, Mauro Gioia, pretendente di Beatrice ed inconsapevole vittima delle bugie e dalla vanità di Lelio, non vuole più saperne nulla di lei. Lo stesso matrimonio combinato dal dottor Balanzoni e dal padre di Lelio, Pantalone, Andrea Giordana, tra la bella Rosaura e il bugiardo, di cui quest’ultimo non sa nulla,  viene messo in discussione dal proliferare di menzogne, una catena che di volta in volta si arricchisce in nuove e potenti produzioni che col tempo finiscono per sfuggirgli di mano.

Il Bugiardo è l’arte della parola. La riscrittura costante di realtà possibili con lo scopo ultimo del compiacimento personale, l’elogio continuo della propria persona vittima consapevole dell’estrema vanità dell’animo umano. Lelio, infatti, è profondamente convinto che la fortuna per lui non costituisca un elemento predominante, perché io so irresistibile. E sulla base di questa convinzione miete vittime lungo il suo cammino, confondendo lungo tale percorso reale ed irreale.

Una visione quasi onirica ma molto ludica, segno distintivo di questa regia firmata Alfredo Arias. Infatti, sin da principio, lo spettatore è introdotto alla visione della rappresentazione da un espediente, un’invenzione, un annuncio: Per combattere la crisi la famiglia Cannavacciuolo mette in scena Il Bugiardo di Carlo Goldoni e di seguito si presentano uno ad uno gli attori in scena. Molto interessante anche il ricorso ad elementi di metateatro alla fine del primo atto: gli attori restano in scena, si spogliano delle loro vesti teatrali e cominciando a dialogare della seguente cena a base di alici, dividendosi tra chi le preferisce fritte e chi in tortiera, non senza incursioni nel reale profilando un’apertura ad un teatro della realtà che abbia per oggetto la stepchild adoption o la situazione nella striscia di Gaza, in netto contrasto alla ricerca di un senso, oggi, alla messa in scena di Goldoni.

Geppy Gleijeses è un capocomico, un Lelio che a dispetto di un padre veneziano, Andrea Giordana, parla con forte accento ed inflessione napoletana, inflessione che ritroviamo anche nella gestualità e nella mimica che contraddistingue l’essere appartenenti alla terra di Parthenope.

La regia di Arias non trova una nuova chiave di lettura al testo di Goldoni, e probabilmente non ne rappresenta nemmeno l’intento. Piuttosto appare come una rilettura alla rovescia che non si conclude con un epilogo moralistico, tipico della commedia dell’arte. Al contrario, Lelio nella battuta finale, Viva le spiritose invenzioni che reinventano il mondo, non mostra segni di redenzione semmai di continuazione di una scelta di vita orientata al perseguimento facile dei propri scopi. L’avvicinamento tra Napoli e Venezia, tra l’altro due culle storiche del teatro italiano, se da un lato divertono molto il pubblico, dall’altro lasciano aperti dubbi sulla scelta, e dunque anche sulla difficoltà, di portare in scena Goldoni oggi.

Tra gli applausi, una parte del pubblico va a casa con qualche interrogativo in più.

 

Info

Il Bugiardo

di Carlo Goldoni
adattamento Alfredo Arias e Geppy Gleijeses
regia Alfredo Arias
con Geppy Gleijeses (Lelio), Marianella Bargilli (Rosaura), Lorenzo Gleijeses (Arlecchino/Brighella/Portalettere), Mauro Gioia (Ottavio)
con la partecipazione di Andrea Giordana (Pantalone)
e con Valeria Contadino (Beatrice/Cleonice), Luchino Giordana (Florindo), Luciano D’Amico (Dottor Balanzoni)
scene e costumi Chloe Obolenski
musiche originali Mauro Gioia
luci Luigi Ascione
produzione Gitiesse Artisti Riuniti

Teatro Stabile di Napoli

piazza Municipio

081 5524214 – info@teatrostabilenapoli.it

Orario spettacoli: 28 e 30 ottobre, 3, 6, 10, 13 novembre ore 21:00 – 29 ottobre, 4, 5, 11, 12 novembre ore 17:00 – 31 ottobre e 7 novembre ore 19:00 – 1, 8 e 15 novembre ore 18:00

Biglietteria: 081 5513396 – biglietteria@teatrostabilenapoli.it

 

 

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