I migliori dischi di musica brasiliana del decennio (2010-2019)

Negli ultimi dieci anni sono cambiate tantissime cose ma, soprattutto, sono cambiate le modalità di ascolto di un disco. Spotify ha aperto le porte allo streaming musicale e il download pirata, che – diciamocelo senza troppe ipocrisie – era l’unica modalità per ascoltare dischi non distribuiti in Europa, ha perso campo. È tornata la moda del vinile, i social network lanciano regolarmente nuove mode e, grazie ai nuovi broadcast, è cambiata anche la modalità di fruizione di un singolo brano.

In Brasile la situazione politica è cambiata nel giro di pochissimo tempo: Lula è stato arrestato, una politica ed attivista brasiliana, Marielle Franco, è stata brutalmente uccisa in un agguato e un fanatico estremista di destra, Bolsonaro, ha preso il potere.

Ci sono tanti artisti, in Brasile, che stanno lavorando sui suoni della tradizione e, al contempo, combinando varie influenze musicali da tutto il mondo. Un esempio sono i Metá Metá, di São Paulo,che stanno portando avanti un percorso stilistico unico e originale, e Rodrigo Campos, anch’egli paulistano e uno degli autori di punta della nuova generazione di musicisti.

Il vero deus ex machina, però, è Kiko Dinucci, un artista a tutto tondo di São Paulo che, nell’ultimo decennio, è stato capace di cambiare radicalmente i suoni provenienti dal Brasile. In questa classifica, lo ritroverete nel progetto Passo Torto, coi Metá Metá, troverete il suo zampino nell’ultimo disco di Jards Macalé ma, soprattutto, fa parte del gruppo di paulistani che ha favorito la creazione degli ultimi dischi di Elza Soares. Quello paulista è un movimento musicale prolifico, che si sta facendo conoscere, piano piano, in tutto il mondo e che deve molto alla figura di Romulo Froes, il compositore che ha influenzato tutta la nuova scena indipendente.

Sono tanti i dischi di musica brasiliana che avrei voluto mettere in lista ma ne ho scelti 15, usciti tra il 2010 e il 2019, un po’ perché hanno segnato il mio decennio e un po’ perché raccontano veramente il suono di questi anni. Come ogni classifica, è puramente soggettiva.

Spoiler Alert: troverete pochissimi nomi di artisti brasiliani conosciuti in Italia e tanta nuova roba. Ho escluso Cuidado Madame di Arto Lindsay, che avrei messo senza dubbi tra le prime cinque posizioni, perché è un disco con una buona percentuale di testi in inglese (anche se ha un DNA brasiliano). 

15 – Manu Maltez – O Rabequeiro Maneta e a Fúria da Natureza (2018)

Ammetto di aver scoperto questo disco meraviglioso di Manu Maltez da qualche settimana ma me ne sono subito innamorato. Consigliato da un amico brasiliano e descritto come “una cosa mai sentita prima, una sorta di forró di avanguardia”, è, in realtà, un progetto multidisciplinare che coniuga diversi linguaggi, dalla musica all’illustrazione. L’autore descrive O Rabequeiro Maneta e a Fúria da Natureza come “un’avventura trans-forró, tra città e sertão, maschile e femminile, tra uomo e animale”.

14 – Quartabê ‎– Lição #1 Moacir (2015)

Il progetto dei Quartabê si basa essenzialmente su una grande idea, quella di essere una “classe” di musicisti e di creare, ogni volta, un album con un “insegnante” ideale diverso. Cinque strumentisti che, nel 2015, hanno scelto Moacir Santos come punto di riferimento e suonato dodici tracce magnifiche, speciali con arrangiamenti creativi e raffinati.

13 – Ana Frango Elétrico – Little Electric Chicken Heart (2019)

Ana Frango Elétrico è la rivelazione del 2019 musicale brasiliano, un’artista a cavallo tra sperimentazione e tradizione. Tanti i riferimenti ai classici della MPB come Rita Lee, ma anche a pezzi da novanta come Burt Bacharach, e testi a metà tra il surreale e il politico, che trasudano capacità di scrittura notevoli (Suas narinas sangram chocolate / Você está comendo chocolate canta in “Chocolate”, cioè “le tue narici sanguinano cioccolato/stai mangiando cioccolato”).

12 – Vitor Ramil – Foi no mês que vem (2013)

Vitor Ramil è un artista in attività sin dai primi anni ’80 e, negli anni, è riuscito ad offrire una discografia sospesa tra milonghe, musica gaúcha brasiliana e atmosfere intimiste. Il disco è molto lungo (dura due ore e venti minuti) e non tutto è riuscito ma la prima parte offre suggestioni che vanno a segno e vanta collaborazioni prestigiose, come Fito Paez in Espaço.

 

11 – Ava Rocha – Trança (2018)

Il terzo album di Ava Rocha, cantante e filmaker brasiliana di Rio de Janeiro, ingloba diverse tendenze contemporanee della musica brasiliana. Vi consiglio caldamente di ascoltarlo con attenzione se cercate un oggetto misterioso, archetipico, che non fa il paio con nulla di quanto ascoltato in precedenza. Ci sono grandi strumentisti come Domenico Lancellotti, che ho apprezzato molto in Cine Privé, e voci femminili molto peculiari, come Tulipa Ruiz e Juçara MarçalPangéia è un brano che vi farà scoppiare la testa, Febre è ipnotica ed è dominata da suoni percussivi continui. Potrebbe non piacervi al primo ascolto ma se ci riprovate non lo lascerete più.

10 – Passo Torto – Passo Torto (2011)

Kiko Dinucci, Rodrigo Campos, Romulo Fróes e Marcelo Cabral, quattro musicisti che hanno iniziato una nouvelle vague brasiliana mescolando samba, jazz, rock e musica colta. Li potrete trovare in tantissimi progetti, tutti molto particolari, ma, soprattutto, potrete ammirare il loro talento nel debutto del progetto “Passo Torto”. Un disco che ho scoperto grazie al meraviglioso blog di borguez e che, ancora oggi, ascolto con grandissimo piacere.

 

9 – Rodrigo Campos – Conversas com Toshiro (2015)

Torna Rodrigo Campos ma, questa volta, con il suo progetto solista che preferisco. Conversas com Toshiro è un disco che costruisce un ponte tra il Brasile e l’Oriente e dà vita alla passione di Campos per il cinema giapponese e la filosofia zen. Ci sono gli amici di sempre: Romulo Froes, che dirige gli archi, Thiago França che imbastisce i fiati, Marcelo Cabral al basso. A fare la differenza, però, sono le voci di Nà OzzettiJuçara Marçal che si intrecciano costruendo ricami vocali sottili e arditi sugli strumenti. Infatti, è un disco pieno di colori, un pop cameristico che incontra il free jazz e il samba-enredo per dare vita ad una piccola opera d’arte in musica.

 

8 – Caetano Veloso – Abraçaço (2012)

Il terzo e ultimo capitolo di un percorso fortunato iniziato da Caetano Veloso con la Banda Cê (Pedro Sà alla chitarra, Ricardo Dias Gomes al basso e Marcelo Calado alla batteria) nel 2006 e arrivato in un periodo della carriera artistica di Caetano che necessitava di un cambio di marcia così radicale. Prodotto dal figlio Moreno Veloso e da Pedro Sà, Abraçaço offre, più degli altri episodi della trilogia, un perfetto mix tra cultura tropicalista e tendenze musicali della nuova generazione. I tre componenti della Banda Cê, al momento della registrazione, non raggiungevano, insieme, l’età di Caetano Veloso ma, soprattutto dal vivo, riuscivano a creare un’amalgama perfetta tra post-rock, funk e pop. L’inizio con A Bossa Nova É Foda (cioè “la Bossa Nova è figa”) entra sottopelle e dà il via ad un disco caleidoscopico e vitale.

7 – Chico Buarque – Caravanas (2017)

Il ritorno di Chico Buarque, all’epoca settantatreenne, a cinque anni dal suo Chico, è inaspettato ed è miele per le orecchie di noi appassionati. I rimandi sono tanti, dalla Polonaise in G minor di Bach – che ispira Tua Cantiga scritta con Cristovão Bastos – al blues di Blues pra Bia passando per il samba e il bolero. Riprende Dueto, che Chico aveva registrato con Nara Leão nel 1980, la ricanta con la nipote Clara, classe 1998, e aggiorna il testo con i nuovi social media a cui le nuove generazioni hanno affidato i propri afflati amorosi.

Il tour ha toccato l’Europa (nello specifico il Portogallo) dopo dodici anni d’assenza ed è stato un vero e proprio trionfo. Potrete ascoltarlo (non le date portoghesi) nel successivo Caravanas – Ao vivo.

6 – Jards Macalé – Besta Fera (2019)

Jards Macalé non ha bisogno di presentazioni, è una delle voci storiche del panorama musicale italiano. Aspettavamo Besta Fera da un po’ di tempo e siamo stati ripagati. Prodotto da Kiko Dinucci, il disco si avvale della collaborazione di Tim Bernardes, Juçara Marçal e Romulo Froes. Macalé, accompagnato tra l’altro anche da Thiago França e Ava Rocha, sembra trovarsi a suo agio in questo nuovo sound ma, soprattutto, si spinge molto in avanti, soprattutto in pezzi come Trevas, dimostrando, ancora una volta, di saper mettersi in discussione per sperimentare nuove strade mai battute prima.

5 – Arthur Verocai – No voo do urubu (2016)

Arthur Verocai è un altro mito della musica popolare brasiliana e otto anni dopo “Encore” regala un disco incredibile e raffinato. Arrangiamenti sinfonici raffinati, ritmi hip hop intrecciati a pezzi vagamente samba e un’attitudine jazz, soprattutto in “Snake Eyes” e “Na Malandragem”, inaspettata. Da ascoltare e riascoltare.

 

4 – Romulo Froes – Barulho Feio (2014)

Romulo Froes è la punta di diamante della nuova generazione di artisti e meriterebbe un grandissimo successo in tutto il mondo. Classe 1971, la sua musica è influenzata, soprattutto nella fase iniziale, da Nelson Cavaquinho (e Calado è un esperimento che risente di questo padre spirituale) ma, oggi, il suo stile riesce ad inglobare, con grande facilità, Tom Jobim e, al contempo, il rock più noise e il jazz. Barulho Feio è il suo capolavoro ed è uno dei dischi seminali di questo decennio che sta per finire. Froes ha una capacità narrativa e di scrittura musicale che non ha eguali, forse, oggi in Brasile (e, probabilmente, in Europa) e, man mano che procedete nell’ascolto di questo disco, vi spiazzerà con soluzioni armoniche inaspettate.

3 – Gal Costa – A pele do futuro (2018)

Terzo posto per la diva della MPB, Gal Costa che, dopo anni di dischi belli, tira fuori un album incredibile con canzoni delicate, dagli arrangiamenti contemporanei, interpretate con una voce che migliora di volta in volta. Ci sono alcuni momenti del disco inarrivabili: Sublime, che porta la firma di Dani Black, è il pezzo di disco music di questo decennio; il duetto con Maria Bethania su Minha Mae è già nella storia della MPB e, infine, Viagem Passageira, scritta da Gilberto Gil, è la canzone sulla vecchiaia e sul tempo perduto che fa aprire i cuori. Tutto il resto è sublime.

2 – Metá Metá – MetaL MetaL (2012)

Eccoli insieme i tre geniacci, Kiko Dinucci, Juçara Marçal e Thiago França, nel progetto Metá Metá che unisce gli elementi tradizionali, di origine tribale, del Brasile con il samba, il jazz o, addirittura, il noise. Ci sono brani dedicati agli orixas, come Exu o Oya, dove ritmi ancestrali si mescolano al samba e al free jazz ma anche brani più “canonici”, come Rainha das cabeças, che melodicamente attinge alla MPB e al jazz-rock degli anni ’70 o Cobra Rasteira dal gusto vagamente cubano. Stiamo parlando di un album estremamente poetico, intenso, che ben rappresenta questi anni ’10.

 

1 – Elza – A mulher do fim do mundo (2015)

Nessuno si sarebbe mai aspettato un album del genere da una delle più grandi interpreti del Brasile. Innanzitutto perché si tratta del primo album di Elza Soares (vado a memoria) con canzoni completamente inedite e poi per il supergruppo che il batterista Guilherme Kastrup è riuscito a mettere assieme. Tra i credits troviamo Kiko Dinucci, Rodrigo Campos e, a coordinare tutto, c’è Romulo Froes che, con Celso Sim, si occupa della direzione artistica. Non avevo mai sentito una Elza Soares così versatile, che passa dal samba di A Mulher do fim do mundo, al rap di Firmeza con grande naturalezza perdendosi, infine, tra i vicoli impervi di un oggetto misterioso come Benedita che esplora, in poco più di cinque minuti, diversi cambi di ritmo e di genere. Al di là degli arrangiamenti, A Mulher do fim do mundo ha testi dalla forte valenza politica, una su tutte Maria da Vila Matilde, che invita le donne, che hanno subito una violenza, a denunciare il proprio aggressore.

Si tratta di uno dei migliori album prodotti in Brasile nell’ultimo decennio, sperimentale e raffinato, che riassume, in quasi quaranta minuti, tutte le contaminazioni stilistiche delle nuove scene musicali brasiliane. Ma soprattutto Elza, come Gal, Jards, Caetano o Arthur, prova a dialogare con la nuova generazione e comprende che, dopo tanti anni, c’è ancora tanto da fare e da creare.

 

 

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