I limiti del mercato. Da che parte oscilla il pendolo dell’economia?

Paul De Grauwe è uno degli economisti europei più importanti e il suo ultimo lavoro, “I limiti del mercato. Da che parte oscilla il pendolo dell’economia?”, è imperdibile per chi vuole comprendere le basi del libero mercato. Di origine belga, liberale, difensore dei liberi mercati, professore alla London School of Economics and Political Science, è un ottimo divulgatore e la sua ultima fatica lo dimostra.

Con un tono semplice, immediato e una scrittura fluida e veloce, De Grauwe comincia ad elencare alcuni dei limiti del libero mercato partendo dalle esternalità, che non vengono mai prese in considerazione nei processi economici. I mercati non riescono a risolvere autonomamente i danni che la produzione industriale genera sull’ambiente né tantomeno a calcolare i costi.

Per De Grauwe, inoltre, mercati e governi hanno lo stesso peso e questi ultimi sono importanti per salvare il libero mercato da una crisi. Al di là della condivisibilità o meno di questa affermazione, De Grauwe si preoccupa di spiegare che lo sviluppo economico può procedere in maniera lineare o in modo ciclico. Marx, Schumpeter, Lenin e Polanyi hanno analizzato lo sviluppo del capitalismo secondo il primo approccio mentre De Grauwe, al contrario, vorrebbe spiegare quel che sta accadendo attraverso un modello ciclico in cui l’ideologia economica muta ciclicamente. Lo spiega con grafici, confrontando la Crisi del ‘29 con la crisi finanziaria del 2008, ponendo l’attenzione sul fatto che, in entrambi i casi, lo Stato ha posto un limite allo sviluppo del mercato. Analizzando, infine, l’oscillazione tra stato e mercato degli ultimi due secoli, De Grauwe si chiede se questa tendenza continuerà e, nel caso, lo Stato tornerà ad avere un ruolo dominante nello sviluppo economico dei paesi per arginare l’espansione incontrollata dei mercati.

Però, al di là dell’osservazione dei fenomeni storici, appare interessante l’analisi dell’economista belga perché fornisce, capitolo per capitolo, i limiti del sistema attuale di mercato, dalle esternalità ambientali fino alle disuguaglianze di reddito, che potrebbero portare, nel breve termine, ad un’instabilità economica diffusa.

Infine dedica un capitolo interamente alla crisi del debito europeo. La tesi di De Grauwe è che la BCE debba agire solo come prestatore di ultima istanza anche se non è esplicitamente dichiarato dal trattato di Maastricht. Per “prestatore di ultima istanza” si intende che, come la FED, la Banca Centrale Europea debba prestare soldi agli Stati oltre che alle banche per far crescere, in maniera sostenibile, le economie. Affermazione su cui, naturalmente, si può discutere a lungo.

Il professore, però, vede la soluzione nei paesi nordici, super competitivi, che prende in analisi in un capitolo e nella redistribuzione della ricchezza seguendo l’appoccio di Piketty che, nel Capitale nel XXI secolo, scrive così:

“Quando il tasso di rendimento del capitale supera regolarmente il tasso di crescita del prodotto e del reddito […] il capitalismo produce automaticamente disuguaglianze insostenibili, arbitrarie, che rimettono in questione dalle fondamenta i valori meritocratici sui quali si reggono le nostre società democratiche”.

Piaccia o meno, la visione di De Grauwe è comunque da prendere in considerazione soprattutto se si vuole cominciare a decifrare il nostro fragile tempo.

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2018
Pagine: 192

 

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