Gospodin: Claudio Santamaria contro i borghesucci

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Gospodin è l’atto unico di Giorgio Barberio Corsetti, tratto da un testo di Philipp Löhle, autore tedesco esordiente, conosciuto in tutta Europa per una scrittura acuta e irriverente, in scena dal 20 al 24 gennaio al Teatro Bellini di Napoli. Gospodin (il cui significato, nelle lingue slave, è “Signore” inteso come “Mr.”), protagonista del testo, è interpretato da Claudio Santamaria, affiancato da Marcello Prayer e Valentina Picello, che interpretano e narrano la vicenda.
La trama ha come protagonista un uomo semplice, che non vuole intrattenere rapporti col denaro. I suoi amici e i suoi affetti, pian piano, gli portano via pezzi della sua vita ma troverà un posto dove poter vivere serenamente.

Giorgio Barberio Corsetti ripropone se stesso e il suo teatro mancandolo in pieno: non riesce ad andare oltre la storia, a sconfinare i limiti del (suo) teatro. Il suo percorso su Kafka, ad esempio, andava oltre il materiale testuale creando una serie di segni che rendevano riconoscibili i personaggi sul palcoscenico. Riusciva ad unire un “teatro povero” con performance incredibili, talvolta ai limiti della clownerie, contaminando la scena, dilatandola all’inverosimile.

Corsetti conosceva l’essenza del teatro, l’ha dimostrato con lavori ambiziosi ma anche con monologhi intensi come “La vita bestia” o “Storia di Ronaldo il pagliaccio del Mc Donald’s di Rodrigo Garcia. Ecco, avrebbe dovuto recuperare le idee di quello spettacolo, che ha tanti punti in comune con Gospodin, per dare maggior vigore ai paradossi di questo testo. Come l’inserviente che cerca di eliminare la sua figura dalla parete del Mc Donald’s, così Gospodin si industria per trovare un luogo dove scomparire e, alla fine, ci riesce.
Il testo di Löhle è divertente e ironico, l’autore cerca di non approfondire la psicologia dei suoi protagonisti per offrire un’antropologia del post-capitalismo molto leggera. Intendiamoci: qua e là ci sono guizzi interessanti («Sventurato il paese che ha bisogno della pubblicità del latte») e un gusto notevole per il surreale ma manca la vera ferocia del teatro politico (vedi alla voce “Ostermeier – Ein Volksfeind”).

La messa in scena di Giorgio Barberio Corsetti offre delle proiezioni animate notevoli, create con Massimo Trancanetti, e sostenute dalle musiche di Gianfranco Tedeschi e Stefano Cogolo ma, in sostanza, quel che manca è il ritmo. Santamaria è un Gospodin sincero, spaesato e, tutto sommato, credibile; Valentina Picello e Marcello Prayer riescono abilmente a districarsi tra più personaggi ma, nonostante tutto, lo spettacolo è soporifero e aggiunge qualche ruga in più alla già triste situazione del teatro italiano.

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