Germano Massenzio parla del graphic novel La sedia del diavolo

Germano Massenzio è un artista a tutto tondo: illustratore, docente di fumetto – presso l’Accademia del fumetto di Caserta e la Scuola d’arte In Form of Art di Napoli – e autore di graphic novel.
L’elenco dei concorsi e delle mostre a cui il fumettista napoletano ha partecipato è pressoché infinito e la qualità delle sue opere rimane costante nel corso degli anni.
Al Comicon 2019, Germano Massenzio presentava la sua nuova creazione: il graphic novel La sedia del diavolo – pubblicato, come il precedente 15 agosto, da Douglas Edizioni – scritto e disegnato interamente da lui. In questa occasione sono riuscita a fargli un po’ di domande, a cui, con la consueta gentilezza che lo contraddistingue, ha acconsentito a rispondere.

Germano Massenzio

Innanzitutto ti chiedo di parlarci della tua nuova opera La sedia del diavolo. Come nasce?
La sedia del diavolo nasce da qualcosa di autobiografico. È un’opera che avevo elaborato già qualche anno fa, sia nel soggetto che nella stesura della sceneggiatura. Anche se, in effetti, più che di sceneggiatura parlerei di storyboard; infatti quando scrivo delle storie a fumetti, realizzo prima di tutto delle sequenze di vignette, poi accanto a queste ultime, mi appunto delle descrizioni e quali saranno i discorsi contenuti all’interno dei balloon dei personaggi, eccetera eccetera.

Cosa ti ha ispirato nella creazione di quest’opera?
Come dicevo prima, la sedia del diavolo esiste davvero: si tratta di un vecchia torre che si trova nella zona della Daunia in Puglia, che io conosco fin da bambino. I miei ricordi mi hanno ispirato – ci ho ricamato intorno, naturalmente – insieme alla presenza di questa torre ed è così nasce questo mio nuovo lavoro.
L’opera è suddivisa in tre momenti temporali e questi sono scanditi anche dal linguaggio tecnico utilizzato: inchiostro di china, acquarello e grafite.
Come dicevo, è una storia ambientata nel nostro Paese. Diciamo che, se volessimo associarla ad un genere, si tratta di una storia che suscita un po’ di nostalgia, d’intimità e di ricordi, dove ognuno di noi si può ritrovare.

Il tuo graphic novel precedente, 15 agosto, tratta tematiche molto differenti. Come nascono le idee per i tuoi fumetti?
Anche 15 agosto nasceva da qualcosa di personale. Qualcosa che ho vissuto tantissimi anni fa e ho deciso di trasporre in fumetto. Sai bene che negli anni passati, in un periodo ancora di benessere, il 15 agosto era una data “temuta” da coloro che dovevano restare in città, in un giorno in cui tutti andavano al mare.
Nella storia ho un po’ esorcizzato questa paura, grazie all’elemento legante del Super Santos, che è il protagonista del fumetto. Questo oggetto viene infatti usato sia da coloro che restano in città, sia dai ragazzi più fortunati, che riescono ad andare al mare, divertendosi tra amicizie e amori.
I miei fumetti – ma credo quelli di molti che fanno questo genere – nascono quasi sempre da spunti personali, oppure da episodi estrapolati dalla realtà circostante, magari anche la lettura di un libro, la visione di un film, l’ascolto di una canzone, ecc.. Nel mio caso sono racconti tra quotidiano e fantasia, senza supereroi e superpoteri.

Ci sono degli artisti che consideri dei maestri e da cui trai ispirazione?
Per me ogni fumettista è un ‘artista’, un ‘creativo’ che si esprime attraverso la propria arte e riesce a comunicarmi, comunicarci qualcosa. Non ho un artista preferito in assoluto, in ognuno trovo qualcosa di interessante; nel mondo del fumetto, nomi che posso fare tra coloro che ammiro ci sono: Fior, Ceccotti, Igort, Baru, Dino Battaglia, Pratt, Accardi, Baudoin, Neri, questi sono solo queli che mi vengono in mente al momento…Ma come detto, ce ne sono tantissimi e ognuno di loro mi ha riempito di qualcosa o mi è semplicemente piaciuto il loro modo di raccontare nel fumetto. Anche i grandi maestri giapponesi come Mitsuru Adachi, Osamu Dezaki, Hayao Miyazaki e tanti altri, hanno approcci diversissimi tra loro, ma ognuno a suo modo mi ha colpito.

Forse è un po’ presto per parlarne, ma hai già un’idea su quale potrebbe essere il tuo prossimo lavoro?
Per quanto riguarda i prossimi lavori dovrei fare una collaborazione con uno sceneggiatore. Non so ancora se sceneggeremo in due o sarà una cosa tutta sua. Poi ci sono mille idee…staremo a vedere!

Cosa consiglieresti a chi, come te, desidera intraprendere la professione di artista?
Oggi come oggi siamo più fumettisti che fumetti. Sicuramente, se guardiamo i numeri, gli sceneggiatori puri sono molto di meno. I disegnatori sono molti di più e ce ne sono anche tanti bravissimi, però sembra a questi ultimi mancare ancora un po’ una formazione, formazione intesa come mentalità, spirito professionale e dedizione, che mi sembra non esserci un po’ nelle nuove generazioni – che pensano, dopo aver realizzato qualche tavola, oppure un albo, di essere già arrivati nell’olimpo del fumetto. Certo, si sgomita in questo campo: basta andare ad una fiera del fumetto oppure guardare la parete di una fumetteria per renderci conto di quanta carta è stata disegnata da tutti noi.
Quello che posso dire è che chi desidera fare questo mestiere dovrebbe entrare nella ‘mentalità’ perché è un mestiere di grande sacrificio, non solo fisico ma anche interiore. Non voglio spaventare nessuno, ma c’è molto da lavorare! L’importante è ‘ritagliarsi’ uno spazio nella Nona arte!

Forte dell’esperienza e dell’impegno profuso in questa professione, Germano Massenzio ci ha quindi lasciati con dei consigli di cui far tesoro. Noi de L’Armadillo Furioso gli auguriamo, invece, di continuare a realizzare tante altre opere belle e interessanti come l’ultimo La sedia del diavolo.

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