Ferai Teatro: il sistema dei contributi è una truffa legalizzata!

Ferai Teatro

La Compagnia Ferai nasce nel 2007 dall’incontro tra Andrea Ibba Monni e l’artista Ga’ dando vita ad un progetto di Baratto Teatrale: una serie di rappresentazioni teatrali in luoghi non convenzionali al teatro come case, strade, castelli, conventi, chiese e monumenti in generale. Non vi è alcuna transazione economica ma uno scambio culturale tra la compagnia e l’ambiente che ospita l’evento di Baratto.

Tra gli spettacoli di Ferai Teatro ricordiamo Cuore di tenebra, I monologhi del pene, I monologhi della vagina, Il meglio deve ancora venire, La dolce morte di Virginia G.

Se volessimo cominciare un’analisi della situazione di crisi culturale del teatro italiano, da quali segnali dovremmo partire? Secondo te/voi, la crisi del teatro potrebbe essere la diretta conseguenza di una crisi generazionale, d’identità e di opportunità? Quali sono i tempi e modi del suo sviluppo?

Si dovrebbe sempre partire dal pubblico. Studiare il mercato in cui ci si muove significa studiare la risposta del pubblico ai nostri lavori. Di “crisi” del teatro si parla da secoli e da secoli si cerca di rispondere a queste “crisi”. Ora semplicemente ci si trova davanti un pubblico abituato non solo alla TV ma anche al web, quindi ci si deve mettere al passo. Fare un teatro intrigante che non dia risposte ma fornisca domande, innanzitutto. Vivere il nostro tempo innanzitutto.

Si può affermare che la crisi del teatro possa dipendere anche da una mancanza di idee teatrali forti?

Sì. Se rappresentare Shakespeare e Pirandello nel 2016 non è una scelta tra tante ma l’unica scelta possibile, ci si deve porre più di una domanda.

Qual è la funzione sociale del teatro oggi? Quali necessità soddisfa?

È uno svago, è un passatempo. Alcuni lo percepiscono come una terapia. Fortunatamente è vissuto sempre più come il cinema.

Si può credere a un rinnovamento del teatro o siamo in attesa di un modello culturale che possa scuotere le coscienze?

Il teatro come tutte le arti si evolve di continuo, ma molto faticosamente, perché soffre di una visione distorta da gran parte della pubblica amministrazione, dei suoi fruitori e perfino da chi lo fa come mestiere. Ma sopravvive, sempre, da secoli e da secoli si trasforma.

Lo Stato sostiene il teatro in Italia? Se sì, ne beneficiano tutti?

No. Il sistema dei contributi è una truffa legalizzata che fa male al teatro.

Le due misure più estreme ed urgenti da mettere in atto, secondo te/voi.

Bisognerebbe rivedere il sistema dei finanziamenti in base a come questi soldi vengono realmente utilizzati e in base al risultato ottenuto.

Ha ancora senso mettere in scena i classici? O andrebbero “tolti di scena”? Quanto influisce la scelta politica di un direttore artistico?

I classici sono un patrimonio inestimabile della cultura teatrale. Ma devono essere una scelta tra tante, un’opportunità, non un obbligo. La scelta politica del direttore artistico è ovviamente influente e sarebbe sciocco negarlo.

Si può parlare di “dittatura teatrale” nel mondo delle arti in scena? Se sì, perché?

No.

È possibile un “teatro della crisi” in cui artisti, spettatori e critica trovino un punto in comune?

Che termine bizzarro. È possibile ed esiste un teatro che accomuna questi tre soggetti. Sì.

Quant’è importante lo spettatore a teatro? Quanto è necessario investire nella formazione di un pubblico consapevole?

È fondamentale: senza pubblico il teatro non esiste. Formare un pubblico consapevole è semplice: basta smettere di portare in scena pessimi reading mascherati da spettacoli e/o interpreti imbarazzati e imbarazzanti spacciati come bravi attori. Si potrebbe iniziare a formare il pubblico convocandolo a teatro solo quando si ha qualcosa di dignitoso da sottoporgli ad esempio. Forse il pubblico diventa consapevole quando il teatro è consapevole.

Extra: Prima di salutarvi, ringraziandovi per la collaborazione, vi chiediamo un’ultima riflessione: qual è la tua/vostra missione teatrale? Come immaginate la situazione culturale e teatrale italiana nei prossimi cinque anni?

La missione di Ferai Teatro credo possa riassumersi nelle risposte date fino a ora. Tra cinque anni ci ritroveremo più o meno a questo punto, solo un po’ meglio, ma proprio poco. È una tartaruga il Teatro: lentissima ma longeva e inarrestabile.

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