Falstaff: l’ultimo Ronconi mette in scena l’ultimo Verdi

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Falstaff, regia di Luca Ronconi. Foto di Carlo Cofano

Arriva al Teatro di San Carlo di Napoli il Falstaff, l’opera in tre atti di Giuseppe Verdi, per la regia di Luca Ronconi, ripresa da Marina Bianchi in occasione delle celebrazioni shakespeariane. Infatti Arrigo Boito trasse il libretto da “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare prendendo in prestito alcuni passi anche dall’Enrico IV, il dramma dove apparve, per la prima volta, Sir John Falstaff.

L’azione si svolge, infatti, durante il regno di Enrico IV, primo periodo del XV secolo, a Windsor. Falstaff è un briccone che trascorre il suo tempo in un’osteria e che decide di sedurre due donne ricche e sposate, Alice e Meg, con una stessa lettera d’amore, per impossessarsi del loro denaro ma non tutto andrà per il verso giusto.

L’ultima regia lirica di Luca Ronconi riprende una sua vecchia ossessione, Falstaff, già messo in scena nel 1993 per il Festival di Salisburgo e nel 2006 per il Maggio musicale fiorentino con la direzione di Zubin Mehta. Il suo terzo allestimento della commedia lirica di Verdi è pulito, minimalista, fatto di piccoli particolari e macchine sceniche. Belli i costumi di Maurizio Millenotti e curiosa la scelta di ambientare Falstaff in una dimensione atemporale, sfruttando le scene monocromatiche di Tiziano Santi e le luci lunari di A.J.Weissbard. Alcune trovate sono stupefacenti – la grande quercia capovolta che discende dall’alto sull’onnipresente letto di Falstaff – e gli elementi metafisici che attraversano il palco (una locomotiva-trattore-fallo, una vasca da bagno) danno dinamicità all’azione ma, purtroppo, non basta per superare il mestiere e una proposta asettica che non aggiunge nulla di nuovo alle regie liriche ronconiane.

Elia Fabbian, nella replica vista, è Sir John Falstaff, baritono con una voce solida, dal timbro personale, bravo negli accenti forti e tragici anche se non sempre sicuro nel suo ruolo. Discorso diverso per il giovane Fenton, interpretato da Leonardo Cortellazzi, tenore dalla voce precisa e calda, piena di espressività. Discorso diverso per le voci femminili, spente, ad eccezione di Rosa Feola, soprano con una voce misurata ma piena di sfumature di colore.

Pinchas Steinberg, infine, fa da agile contrappunto all’azione scenica con accompagnamenti sempre precisi, puntuti, che riescono a mettere in risalto ogni piccolo particolare. D’altronde, nel Falstaff di Verdi, è sempre la parte strumentale ad avere la meglio.

 

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