Dov’è la casa del mio amico?

dov'è la casa del mio amico

Dov’è la casa del mio amico? è un film di Abbas Kiarostami che ha come protagonista un bambino, Ahmad, e la sua piccola odissea compiuta per portare a Nematzadeh, suo compagno di banco, un quaderno che, per errore, è finito nella sua cartella. Ahmad, per evitare al suo compagno di scuola una punizione da parte del maestro, si avventura in cima al villaggio iraniano per consegnare a Nematzadeh il suo quaderno.

Il capolavoro di Kiarostami presenta, in realtà, una trama semplice ma semanticamente complessa. La storia insegna che il Cinema emerge quando ha a disposizione una scarsità di mezzi produttivi: “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, per fare un esempio, è il genitore di Khane-ye doust kodjast? e, con il film di Kiarostami, condivide proprio la necessità di sviluppare una nuova poetica attraverso la ricerca di un nuovo modo di fare cinema.

Kiarostami parte da una poesia del poeta iraniano Sohrab Sepehri che si chiama “Dov’è la dimora dell’Amico?” dove, per amico, si intende il Profeta Maometto. Non racconta l’infanzia di un gruppo di bambini alle prese con un mondo adulto scontroso e assente, come fa François Truffaut ne Gli anni in tasca, quanto piuttosto presenta un’infanzia a confronto con la Storia e le generazioni precedenti, come in Germania anno zero di Roberto Rossellini.

Ahmad, nonostante il destino dell’Iran, è figlio della sua generazione e, oltrepassando i confini della sua dimora, apre uno scontro generazionale con sua madre (il padre non compare in quasi tutto il film), con il nonno e una vecchia generazione di persone stanca e che esige rispetto . Corre per il villaggio perché ha bisogno di trovare l’Amico, un appiglio sicuro, compiendo un percorso maturo, disperato, fatto di incontri, di storie, di persone diverse tra loro. Non più l’Umano del Dopoguerra ma l’Uomo visto attraverso gli occhi di un bambino. Il quaderno, per Ahmad, è come la bicicletta per Antonio del film di De Sica: un simbolo necessario per non essere espulso da scuola e, quindi, per sopravvivere. Nonostante lo slittamento spazio-temporale, non cambiano i valori ed è una verità fondamentale che il Cinema ci consegna, a distanza di ventisette anni e alla luce dei fatti parigini. A una prima lettura politica, può sembrare una parabola sul desiderio di sovvertire un ordine vecchio con il nuovo ma la verità è che sarà un vecchio falegname a indicargli la strada e ad essere il suo “bastone” per andare avanti.

Ahmad è un bambino e viene considerato tale in una società rigida, conservatrice, spaventata dalla guerra del Golfo. L’innocenza infantile è una colpa; i bambini, sin da subito, devono apprendere la vita e le sue logiche, rispettare gli adulti e sottostare agli obblighi e ai doveri morali senza porre domande. Mentre la bambina de “Gli anni in tasca” deve attirare su di sé l’attenzione del mondo adulto perché affamata e abbandonata dai suoi genitori, Ahmad se la sbriga da solo e corre, attraverso un labirintico percorso a zig zag, verso la Verità che, però, non troverà mai. Mentre i bambini de Il nastro bianco di Michael Haneke hanno introiettato un modello sociale violento e autoritario, poi esploso negli anni a venire, Ahmad era la speranza di Kiarostami ed un invito preciso, rivolto al suo paese e al Medioriente, a fare leva su un’istruzione libera e non oppressiva – a differenza dei modelli diseducativi e imperanti del nonno – per crescere e allevare delle esemplari nuove generazioni. A distanza di anni qualcosa è cambiato e l’esempio sono le bambine di Taxi Teheran di Jafar Panahi.

 

Cosa vedere di Abbas Kiarostami se ti è piaciuto “Dov’è la casa del mio amico?”

Abbas Kiarostami ha realizzato più di quaranta film ed è rimasto nel suo paese durante la rivoluzione islamica del 1979. Nato nel Nord dell’Iran, proviene da una famiglia di artisti: il padre era un pittore e un decoratore e ha indirizzato il figlio a conseguire una laurea in Belle Arti presso l’Università di Teheran. Il suo cinema ha aggirato la rigida censura della dittatura di Pahlavi e ha, da sempre, raffigurato bambini determinati mentre compiono delle importanti scelte morali in un sistema educativo coercitivo. Kiarostami è uno dei più grandi registi del mondo e consiglio tutti i film del suo primo periodo: Close Up ma anche E la vita continua, dove il regista ritrova i due protagonisti di “Dov’è la casa del mio amico”, e Sotto gli ulivi del 1994. Con Il sapore della ciliegia e Dieci ha condotto il suo cinema in un’altra direzione, magnifica e ostinata, per poi perdersi negli ultimi suoi lavori.

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