Desidera, una storia d’amore e di stelle

DESIDERA2

Lo spettacolo Desidera – Una storia d’amore e di stelle è stato proposto dalla compagnia Il Teatro nel Baule al Nostos Teatro di Aversa il 14 e il 15 gennaio.

La compagnia sceglie di raccontare la storia non per mezzo del canale verbale ma secondo i parametri di un’estetica che privilegia la dimensione percettiva e sensoriale, e che favorisce il coinvolgimento, anche emotivo, dell’osservatore-spettatore.
A comporre la drammaturgia dello spettacolo – liberamente ispirato al romanzo Volo di notte di Antoine de Saint-Exupéry – concorrono in misura determinante la luce, il suono, quest’ultimo lavorato e amplificato, processato da Tommy Grieco, sound designer; poi ancora i pochi oggetti scenici (una luce, un tavolino, una radio, un letto, due camici bianchi, fogli di carta rettangolari oppure ricomposti come aerei svolazzanti), i corpi degli attori, la loro volatile e danzante leggerezza in uno spazio abitato da un uomo solo, e allestito come la camera di una pensione.

In sostanza, è un luogo che non reca le tracce di una vita familiare antecedente, e ripulito progressivamente dalle impronte di un’esistenza prima condivisa.

Così i segni del tempo, che altrove riconosceremmo facilmente in alcuni oggetti polverosi e dimenticati, in un cassetto privato, in un cantuccio abbandonato, non compaiono; non c’è un portato di esistenza anteriore in questo scarno interno che è anche l’interno di un’esistenza scarnificata (quella del protagonista Rivière), disseccata dalla scelta «di non aver dato spazio all’amore» e, infine, dall’angosciosa e drammatica perdita della donna amata: quest’ultima sottratta all’esistenza da un male incurabile.

Un camice bianco è l’unico indizio di una presenza femminile, di una ‘viandante’ sul filo della storia sentimentale del protagonista, di una coabitante che ha sostato addietro in quella dimora e che ora solo la memoria di Rivière può rianimare: il camice è dispiegato ordinatamente, rispettosamente, sul letto.

Per il resto l’aridità diffusa, vivacizzata soltanto dai fogli volanti senza segni grafici, racconta la storia di un’assenza: la scena presenta gli attributi di un rifugio e di una solitudine ricercata con cura, profanata esclusivamente dal farneticare allucinato del protagonista che, di tanto in tanto,  pronuncia sconnessamente i termini di formule scientifiche che a orecchio sono riconducibili alla teoria della relatività.

Quell’uomo ora, nella sofferta solitudine del presente, sta invocando disperatamente qualcuno, qualcosa, la moglie, l’amore, il suo passato, e dichiara: “Ho sempre agito come se qualcosa superasse in valore la vita umana. Ma in nome di che cosa? Perdonami Simona non si può tornare indietro”.

In quella stanza, presentata all’inizio alla rinfusa (il tavolino e la sedia sono rovesciati, mentre nell’aria sfarfalla un turbine di foglietti bianchi, rimestati di continuo dal protagonista) l’uomo anziano, l’ex-aviatore non si dà pace nella ricerca di un unico foglio bianco: lo cerca, gli sfugge, lo trova, infine lo riperde buffamente nel manico della giacca. Questa è forse la metafora più significativa dello spettacolo, perché offre la misura della delicata narrazione scelta per il racconto di questa “parabola della ricerca inquieta” che, come dichiarato, aspira a «cogliere l’universale nel particolare».
Due coppie di attori giovani che entrano ed escono, muovendosi quasi sincronicamente, compaiono al cospetto dell’anziano, mettendone in scena, con l’uso esclusivo del linguaggio del corpo, la sua personale vicenda passata.

“Perdonami Simona non si può tornare indietro”: quando fa propria questa consapevolezza, riconciliandosi per sempre con la memoria dell’amata, al protagonista non resta che indossare il giubbotto da aviatore e rimettersi in volo, per guardare da vicino il cielo, le stelle..

«Quando guarderai il cielo, di notte, poiché io abiterò su una di loro, poiché riderò su una di loro, per te sarà come se tutte le stelle ridessero. Solo tu avrai delle stelle che sanno ridere» (Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Milano, Mondadori 2015, p. 120).

 

DRAMMATURGIA E REGIA
Simona Di Maio e Sebastiano Coticelli

CON
Giuseppe Brancaccio Sebastiano Coticelli Simona Di Maio Amalia Ruocco Dimitri Tetta

MUSICHE ORIGINALI
Tommy Grieco

SCENE
Damiano Sanna

DISEGNO LUCI
Paco Summonte

COSTUMI
Gina Oliva

FOTO
DIego Bernabei De Nicola

PRODUZIONE
Il Teatro Nel Baule

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Notice: Undefined variable: font_family in /home/mhd-01/www.armadillofurioso.it/htdocs/wp-content/plugins/gdpr-cookie-compliance/moove-modules.php on line 282