La democrazia nella Grecia Antica

La democrazia è uno dei molti sistemi politici. I Greci sono stati il primo popolo che ha sviluppato un sistema democratico in cui i cittadini hanno preso le decisioni importanti attraverso il voto.

Il termine democrazia deriva dalle parole greche demos, “popolo” e kratos, “governo” o “potere”.
La democrazia non si è formata in un giorno, ma è il risultato di un lungo e doloroso processo di assestamento, in seguito ad altri sistemi di governo sperimentati e trovati carenti.

All’inizio della vita delle poleis, città stato situate in una valle, il sistema di governo normale era la monarchia.

Il re era giudice supremo, sommo sacerdote e comandante dell’esercito. Questi re, tuttavia, non avevano potere assoluto nè trasmettevano necessariamente il loro potere ai propri figli.

L’autorità del re era limitata dai diritti e dai privilegi di un piccolo, gruppo dei aristocratici che fungevano da consiglieri del re. I re si mischiavano regolarmente con la gente e così le loro abitudini e difetti, per non accennare quelli dei loro parenti vicini, erano ben noti a tutti. Il re in un certo senso era del tutto simile ai suoi sudditi.

Durante l’età buia della Grecia molti dei re di piccole poleis persero completamente o in parte le loro prerogative a favore di altri membri della famiglia reale o addirittura a favore di altri nobili non della famiglia. La guida del’esercito e perfino il potere giudiziario furono assunti dagli aristocratici e in alcune situazioni tutti i poteri furono assunti da un gruppo di famiglie aristocratiche che sostituirono la monarchia con l’oligarchia. Oligarchia deriva dalla composizione di due parole greche, “oligos” (pochi) e “archìa” (governo), quindi significa il governo dei pochi.

Naturalmente questo tipo di governo che vedeva tutti i poteri concentrati nelle mani dell’aristocrazia lasciava scontenta la gran parte della popolazione.

Gli aristocratici avevano la gestione della giustizia mediante l’uso di leggi tramandate oralmente. Il governo era completamente nelle mani degli aristocratici, con grave malcontento dei ricchi mercanti e artigiani. Molti piccoli poprietari terrieri avevano perso le loro terre e spesso addirittura la libertà personale per non aver potuto pagare i debiti contratti prima del raccolto. Ma gli aristocratici basavano il loro potere sul fatto che erano gli unici a potersi permettere le pesanti e costose armature necessarie per i combattimenti basati sugli scontri individuali di aristocratici armati pesantemente appoggiati da combattenti armati in modo leggero.

Questa situazione mutò completamente nel periodo che va dal 675 al 650 circa. In quegli anni fu introdotto un nuovo modo di combattere che si basava sul movimento sincronizzato di un gran numero di guerrieri. Nasceva la falange oplitica. Gli opliti erano guerrieri muniti di armatura pesante che portavano grandi scudi rotondi a protezione del corpo, elmi, corazze, lunghe lance e spade corte. La falange oplitica era un autentico muraglione vivente costituito da due file di soldati che si muovevano all’unisono serrati gomito a gomito, per dare maggiore forza alla loro azione e sfondare il fronte nemico.

Diventava importante, oltre alla disciplina e all’addestramento anche il numero dei guerrieri da impiegare nella falange. Poiché non c’erano abbastanza aristocratici per coprire tutti i posti necessari ecco che qualunque cittadino nelle condizioni economiche di potersi procurare un’armatura adatta poteva diventare oplita e combattere a fianco dei nobili. Ben presto questo nuovo modo di comporre l’esercito avrà i suoi riflessi nella composizione politica della polis.

Manfredi

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