David è morto: Babilonia Teatri raccontano la provincia morta

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David è un ragazzo di vent’anni che si è suicidato e si racconta da morto. Si pone davanti a un cuore enorme fatto di tubicini al neon, posto sul fondale, palleggia con un pallone da basket e comincia a raccontarsi. Altre quattro storie di defunti seguiranno la sua, pregne di interrogativi sulla vita e sulla morte e di riflessioni sul vuoto dei nostri giorni.

C’è Iris, la sorella, morta impiccata poche ore dopo la morte di David e che solo nel suicidio ha ritrovato se stessa.
Ci sono i genitori, il cui ingresso avviene con un amplesso quasi danzato sulle note dei Placebo, che hanno provato vergogna per i lutti subiti e un cantante pop che ritrova l’ispirazione con una canzone che racconta la storia di David.

Il testo è articolato per frammenti e si intuisce, sin da subito, la struttura di David è morto, coprodotto dallo Stabile del Veneto e da Emilia Romagna Teatri, l’ultima creazione di Babilonia Teatri, a cui la Biennale di Venezia ha assegnato il Leone d’Argento 2016 per l’innovazione teatrale.

Soprattutto si intuiscono i toni e la cifra stilistica: recitazione senza enfasi, testo ricco di un immaginario pop che parla al cuore della provincia, mélange musicale che va dalla musica commerciale alla lirica, soluzioni, talvolta facili, di cortocircuiti messi in scena in un modo anarchico e frastornante.

Uno spettacolo spiazzante, ironico e rischioso, coerente con la ricerca di Babilonia Teatri ma più corale, con attori scelti attraverso provini fatti su Youtube. A partire da questa dimensione social, Raimondi e Castellani sentono il bisogno di guardare l’azione dall’esterno, scardinando dinamiche già collaudate, a favore di un nuovo punto di partenza che, però, non abbandona tutte le caratteristiche principali del loro teatro.

Babilonia Teatri irritano, fanno star male, sfruttano stilemi delboniani per raccontare il dolore per poi rinunciare a questa dimensione teatrale compiendo una progressiva deideologizzazione del loro racconto. In tanti hanno tirato in ballo Spoon River per descriverlo ma, forse, è più indicato citare “Cartoline dai morti” di Franco Arminio per l’ironia, per il modo in cui trattano quel sottile filo che lega la vita alla morte. In Arminio i defunti sono quasi delle macchiette, nello spettacolo dei Babilonia, invece, sono croci in un cimitero ma entrambi usano le loro storie per assecondare la paura e l’ossessione della morte.

DI/BY BABILONIA TEATRI – VALERIA RAIMONDI, ENRICO CASTELLANI
PAROLE DI/WORDS BY ENRICO CASTELLANI
CON (IN ODINE ALFABETICO)/WITH (ALPHABETICAL ORDER) CHIARA BERSANI, EMILIANO BRIOSCHI, ALESSIO PIAZZA, FILIPPO QUEZEL, EMANUELA VILLAGROSSI
MUSICHE ORIGINALI/ORIGINAL MUSIC CABEKI
PRODUZIONE/PRODUCTION TEATRO STABILE DEL VENETO – TEATRO NAZIONALE, EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
DA UN PROGETTO DI/FROM A PROJECT BY BABILONIA TEATRI

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