CostellazioniAmleto, la terapia psicanalitica di Giovanni Del Prete

CostellazioniAmleto

In scena al Piccolo Bellini di Napoli dal 23 al 28 febbraio 2016 CostellazioniAmleto, rivisitazione in chiave contemporanea, leggera e sarcastica, di una delle più note tragedie shakespeariane, per la regia di Giovanni Del Prete.

Un Amleto odierno, un giovane tra i giovani che ricorre alla terapia per risolvere i propri scheletri, l’impossibilità di superare, per indole caratterizzante il nostro tempo, il lutto per la morte del padre. L’individuazione di una terapia alternativa, le Costellazioni Familiari, in grado di riprodurre le interdipendenze e le criticità del sistema famiglia, diventa, in questo modo, l’anticamera del dramma, lo slancio per la messa a nudo della vera natura dei rapporti intimi.

Sipario alzato che lascia libera la visuale del palcoscenico. Pochi elementi a riempire la scena: un tavolo con una lampada e una vecchia radio, qualche sedia accostata ad esso, due poste frontali al centro, uno sgabello su cui è seduto un attore intento ad allenarsi. Dietro un telo calato giù per metà lascia intravedere gli attori che camminano, da un capo all’altro del palcoscenico. Entra la dottoressa, Carmen Pommella, accende un bastoncino d’incenso, la radio e rinfresca l’aria con un deodorante alla menta, 1€ al discount. Si siede, apre il suo taccuino di appunti e attende l’ingresso del suo paziente, Amleto, Orazio Cerino. Un Amleto odierno anche nell’abbigliamento, felpa rossa col cappuccio calato sulla testa, sneakers ai piedi. Inizia la terapia. Eh si, Amleto è in terapia e che ci sia qualcosa che non va il pubblico se ne accorge subito. Visibilmente scosso, in un continuo andirivieni tra euforia e profonda depressione, a fatica risponde alle domande della dottoressa, incastrato in una lotta senza tempo tra quello che è stato e quello che è, in bilico tra sogno e realtà ed  immerso in fitti dialoghi/monologhi con Ortazio, suo immaginario amico, riflesso di se stesso, stampato tra l’altro sulla t-shirt che indossa sotto la felpa.

La diagnosi della dottoressa è chiara, Amleto ha delle resistenze frutto di traumi familiari:  da un lato la morte del compianto padre, dall’altro il precoce matrimonio della madre con suo zio Claudio, talmente precoce che si è sposata come una rana, (evidente stato di misoginia). La verità però è, a detta di Amleto, un’altra. Lui ha rivisto suo padre (altro segno di evidente schizofrenia, vede la gente morta con cui tra l’altro intrattiene lunghe conversazioni), il suo spirito, che è poi sparito al primo canto del gallo. E nel raccontare questo incontro diventa irrequieto, smanioso al punto che investe con la sua irruenza la dottoressa che batte la testa e si accascia al pavimento. Occasione fortuita per gli spiriti.  Si palesa, infatti, lo spirito di suo padre. Egli vaga nella notte nell’attesa del perdono per i suoi peccati. Chiede al figlio di vendicare la sua morte perché non accidentale ma fortemente voluta da Claudio, suo fratello,  il quale desideroso di un trono, un giorno vedendolo addormentato in giardino gli versa nell’orecchio un veleno mortale. Vendetta, dunque, e mentre la dottoressa pare ridestarsi dalla caduta, Amleto padre lascia la scena. Ovviamente nessuno eccetto Amleto lo ha visto e a nulla valgono le sue concitate spiegazione alla tramortita dottoressa, la quale, prende una decisione definitiva: per aiutarlo l’unica soluzione è avvalersi di una terapia particolare, le Costellazioni familiari. Amleto è imprigionato in se stesso, in tempo che appare smontato e senza punti di riferimento che gli impedisce di fare, di risolvere i suoi problemi ravvisando unicamente nell’idea della vendetta una possibile soluzione. Tutto ciò rende necessario un intervento duro, una terapia che possa di fatto dargli serenità. Le Costellazioni sembrano essere dunque adatte al suo caso: Amleto assegnerà un ruolo a degli estranei, altri pazienti che come lui cercano di risolvere i loro problemi, e la messa in scena della sua vita lo porterà ad essere spettatore degli avvenimenti aiutandolo in questo modo a chiudere i conti col passato. Una catarsi teatrale che mediante l’uso del doppio, il doppio Amleto, è l’esplicitazione del gioco del teatro che diventa un teatro all’interno di se stesso con spettatore d’eccezione il protagonista.

Un gioco leggero e che abbonda di sorrisi e sonore risate. Ma che di fatto aiuterà davvero il nostro Amleto? Nella rappresentazione delle complicate relazioni familiari le costellazioni sono delineate alla perfezione: la dottoressa è sua madre, il tradimento, zio Claudio, Antonio Vitale, bramoso di poter e dalle mani macchiate, Ofelia, Francesca Iovine, l’amore,  Laerte, Ettore Nigro, la rabbia, ed infine  Amleto, Adriano Falivene, l’io funesto e violento. La costellazione, nella rappresentazione degli eventi, consente finalmente ad Amleto di dare voce alla sua interiorità, di poter tirare fuori tutto. Non a caso il suo doppio è realmente crudo e duro, come di fatto egli sente, riprendendo un passo alla volta posto nella sua vita. Questo film, di cui Amleto è regista, spettatore ed infine interprete, è anche il momento in cui lo scardinamento del tempo diviene sempre più evidente. Tutto si confonde, reale e finzione si accavallano mediante battute del dramma originale che dialogano con prestiti di altri spettacoli.

CostellazioniAmleto, questo gioco del teatro palesato dando forma e sostanza all’interiorità di Amleto, nella rilettura di Giovanni Del Prete risulta tragico e leggero allo stesso tempo perché specchio della realtà, che partendo dall’opera di Shakespeare si riversa nel tessuto personale delle relazioni umane rendendo ben evidente la controversia di fondo di una vita che si tiene in bilico tra l’essere e l’apparire. Una rappresentazione che è retta da una regia persuasiva e dalla sostanza e bravura degli attori in scena e che conquistano il pubblico sin da subito, che ringrazia con tanti sorrisi e applausi, confermando ancora una volta l’universalità dell’opera anche in questa versione originalissima.

Ma Amleto avrà avuto la sua vittoria sulla vita?

 

Info

Teatro Piccolo Bellini di Napoli

via Conte di Ruvo, 14

081 5499688 – botteghino@teatrobellini,it

Orari: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato ore 21:15, domenica ore 18:30

Prezzi: intero 15€, ridotto 10€, titolari Politeatro under 30 6€

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