Cos’è un uomo in rivolta? (I)

un uomo in rivolta

Un uomo in rivolta è un uomo che dice no. È in quel no che prende vita l’affermazione di un individuo.

Leggere oggi Camus, soprattutto dopo gli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi, è straniante. Ci mette di fronte al nostro destino, che è quello di un popolo senza coscienza e che solo adesso, arrancando, sta cercando di trovare il suo valore. Eppure, ci dice Camus, dal moto di rivolta nasce una presa di coscienza e la rivolta, per farsi, deve fare appello tacitamente a un valore. Ci fa riscoprire partigiani in un mondo neo-capitalista che ci nega il diritto di vivere tranquillamente. A pensarci bene, oggi, non abbiamo una ragione per agire: viviamo apparentemente bene, non riusciamo a individuare precisamente il nostro nemico oppure nel momento in cui ci avviciniamo all’obiettivo – e qui mi riferisco all’esperimento di OccupyWall Street – falliamo perché non sappiamo come mettere in pratica dei cambiamenti radicali profondi.

Camus non ci fornisce risposte ma pone, da buon filosofo, numerose domande. Partiamo dal valore. Che cos’è un valore? Rappresenta un passaggio dal fatto al diritto, dal desiderato al desiderabile. L’uomo in rivolta agisce per conto di questo valore, che avverte e che ha in comune con tutti gli uomini. Non bisogna essere necessariamente oppressi per rivoltare un sistema, ci ricorda Camus, ma basta anche solo lo spettacolo dell’oppressione di cui è vittima un altro. Un discorso di sinistra criticato, all’epoca, dalla stessa sinistra francese, intellettuale e borghese, capitanata dall’esistenzialista Sartre. Una sinistra che decantava le gesta dei partigiani ma che rifiutava il concetto di “rivolta” camusiano. A ragione, aggiungo io, e, al contempo, a torto. A ragione perché, oggi, si può servire la giustizia anche senza morire e, a torto, perché l’atto di rivolta presentato da Camus è sorprendentemente vitalistico e relativo. Quindi prende in considerazione la variabile tempo declinando la sua teoria solo sulla legittimità della rivolta. E spiazza sostenendo che la rivolta è possibile solo nella nostra società occidentale dove un’eguaglianza teorica cela grandi disuguaglianze di fatto. Profetico e rivelatore.

Camus, nell’introduzione, scrive: <<Al tempo delle ideologie, bisogna mettersi in regola con l’omicidio. Se l’omicidio ha le proprie ragioni, la nostra epoca e noi stessi siamo nella coerenza. Se non le ha, siamo nella pazzia e solo scampo è ritrovare una coerenza o mutar strada>>. Il capitalismo ha trovato le sue ragioni per commettere omicidi ed è coerente con la sua ideologia: l’ultimo, in ordine di tempo, è stato commesso in Brasile, in Espirito Santo e Minas Gerais. Il più grande disastro ambientale del Sud America equiparabile a Fukushima, un pluriomicidio commesso in nome del dio denaro, l’ennesimo, e omesso dalla stampa. Il presidente della Samarco, la società che ha provocato tutto ciò, ha chiesto e ottenuto l’habeas corpus preventivo, per non essere punito.

Come sempre, l’uomo deciderà di non agire e, come precisa Camus, ad accettare l’omicidio altrui. Per questo motivo esiste ancora oggi ed esisterà sempre la distinzione tra signori e schiavi.

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