Ci scusiamo per il disagio, Gli Omini e le storie del quotidiano

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Secondo il filosofo Marc Augé, le stazioni, così come gli aeroporti o i centri commerciali, sono dei non luoghi, cioè spazi senza identità dove la civiltà si trasforma totalmente divenendo massa omologata. Secondo Gli Omini in Ci scusiamo per il disagio non si può dire lo stesso di un binario, che può essere considerato, a tutti gli effetti, un luogo proprio perché attraversato da storie umane pregne di identità.

Il contesto da cui parte la ricerca antropologica alla base della scrittura drammaturgica de Gli Omini è la stazione di Pistoia dove gli attori hanno incontrato per un mese, nel bar, nei bagni, sulle panchine un’umanità sconfinata. Barboni, ubriaconi, donne deluse, coppie, marchettari. Gente che ha deciso di legare la propria esistenza ad uno spazio, eliminando qualsiasi percezione di altrove, nonostante il fatto che la ferrovia, per definizione, non possa essere considerata un approdo.

Inserito all’interno del Progetto T, un’iniziativa creata per dare nuovo prestigio alla ferrovia Transappenninica, Ci scusiamo per il disagio recupera le voci e i racconti per mettere in scena una moltitudine di storie intervallate, di tanto in tanto, da Roberto, la voce metallica che, in tutta Italia, accompagna i viaggiatori e che, in questo spettacolo, addirittura diventa un quarto personaggio in scena, esilarante e assurdo.

Dopo il debutto all’Area Rotabili Storici di Pistoia, Gli Omini stanno proponendo la loro ricerca in spazi teatrali concentrandosi maggiormente sull’aspetto drammaturgico, che nasce da un’esigenza condivisa di narrare storie, e su un’interpretazione attoriale espressivamente efficace che sintetizza il quotidiano di una stazione in sketches per conferirgli una nuova essenza. Il risultato è uno spettacolo pieno di storie che si anima lentamente, che strappa qua e là un sorriso ma che, purtroppo, soffre anche di momenti fiacchi, probabilmente per l’assenza di una vera e propria regia che accompagna la narrazione. L’utilizzo di “Shock in my town” di Battiato, per associazione semantica, non aggiunge niente se non un elemento scenografico fine a se stesso che cozza decisamente con un lavoro prettamente attoriale. Probabilmente necessita di un maggiore rodaggio e di una diversa lettura dei tempi teatrali uscendo da un format già abusato legato ad una rigida delimitazione dello spazio.

Visto al Teatro Bellini di Napoli il 30 novembre 2016

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