Casa di Bambola, casa di vecchi giochi

Dal 1 al 17 aprile, va in scena al Teatro Mercadante una nuova produzione del Teatro Stabile di Napoli, Casa di Bambola.
Opera di Henrik Ibsen, qui adattata da Raffaele La Capria e diretta da Claudio Di Palma.
Tra gli interpreti: Claudio di Palma e con Gaia Aprea, Alessandra Borgia, Claudio Di Palma, Giacinto Palmarini, Autilia Ranieri e Paolo Serra.

Al termine di una qualsiasi rappresentazione, rivolto verso chi sa chi, lo spettatore potrebbe ritrovarsi a dire: “Non mi è piaciuto”, affiggendo quindi un bollo negativo e generico su tutta un’opera. Il che, la maggior parte delle volte, è ingiusto e sbagliato. Poiché il malfunzionamento o l’imperfezione di una parte di esso, non vuol dire l’errore di tutti.
Casa di Bambola, adattata da Raffaele di Capria e diretta da Claudio Di Palma, sembra avere delle pecche, ma il suo fallimento non è totale.
Il primo grosso scoglio da superare è, forse, la trama stessa di Ibsen.
Certo,il rapporto uomo-donna, la discriminazione sociale, in un certo qual senso, è pane quotidiano per tutti noi. In Casa di Bambola, però, viene trattata in una maniera che oggi suona antiquata per molti di noi, lontana dalle forme dello scontro sociale attuale. Questo è il primo peso da buttar giù.
Poi c’è la regia di Claudio Di Palma, il quale fa, ancora una volta, saggiamente uso delle ottime scene di Luigi Ferrigno e orchestra bene tutta la messinscena per quanto possibile, la quale, però, in certi momenti appare lenta, goffa, mutilata di quel ritmo naturale che dovrebbe avere una situazione con tanto pathos.
Le interpretazioni sono il vero punto interrogativo di tutta l’opera.
Che cosa è successo a Di Palma e a Palmarini? Emozionato, stravolto interiormente, ero rimasto solo poche settimane fa al Nuovo, nel vederlo interpretare Desiderio e, ora, sembrava un personaggio spento, morto, il quale fa semplice da cornice. Stessa situazione per Palmarini, un attore che ha poco da invidiare in potenziale a tanti altri e che qui, forse anche per i pochi momenti a lui concessi, sembra non raggiungere mai un vero apice. Salva tutti Gaia Aprea facendosi da continuo collante e passerella tra una scena e l’altra, tra un personaggio e l’altro. Il suo personaggio fa la svampita, la civettuola ma non appare mai stupida o amorale, anzi, è così carica di umanità da sembrare più persone coese in una sola.
Quindi, a conti fatti, cosa non va in Casa di Bambola? La risposta più sincera è che non chiaro, forse era l’aria del primo debutto, forse la tensione e il bisogno del gruppo di lavoro di affiatarsi al meglio sul palco. Ma non è uno spettacolo che sdegnerei, è comunque storia del teatro piena di qualità intrinseca e l’occasione per vedere qualcosa di nuovo tornando semplicemente indietro.

Casa di Bambola
di Henrik Ibsen
adattamento di Raffaele La Capria

Con Gaia Aprea, Alessandra Borgia, Claudio Di Palma, Giacinto Palmarini, Autilia Ranieri, Paolo Serra
e con Alessandro Cepollaro, Maria Chiara Cossia, Manfredi Lorenzo Di Palma, Riccardo Iaccarino

Teatro Mercadante,
dal 1 al 17 aprile 

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