Camere separate di Pier Vittorio Tondelli

camere separate

Leo e Thomas si sono amati follemente per tre anni, dal primo istante.

Il loro è stato un amore fortissimo e, a tratti, clandestino. Una relazione vista all’esterno come grottesca, caricaturale. Due uomini che si amano.

Thomas è malato di AIDS. Muore dopo una brevissima malattia. Tondelli morirà appena due anni dopo, dello stesso male.

Leo non sopporta gli addii. Ogni addio non è circoscritto, nella sua mente, ma contiene tutti gli addii che è stato costretto a pronunciare: quello al suo primo amore, a sua madre, al suo paese, alla sua giovinezza, e ora a Thomas.

“Non vedi anche tu, Thomas, l’orrore?”

Thomas è morto da tempo, ma per Leo continua a morire ogni giorno, ogni mattina torna a morire. Muore quando riceve premure e gesti di pietà che vogliono dire: tu, Leo, non sarai mai felice. Muore quando va al ristorante da solo. Muore quando allunga il braccio verso la metà vuota del letto. Muore quando smette di desiderare, quando non vuole più nulla. Muore quando fugge senza un luogo da raggiungere, come un vecchio animale ferito e ansimante. Muore quando immagina di parlare ancora con Thomas, invece è in una camera da solo.

Muore quando non scrive più non per mancanza d’ispirazione ma perché, senza di lui, sta invecchiando.

Perché il suo corpo incomincia a scricchiolare sotto il peso di quanto si è scritto addosso; in sostanza lui si vergogna di quel suo corpo troppo incurvato dalle parole.”

Leo-e-Thomas, però, avevano idee distanti di amore. Per questo la loro storia era disperata. Condannata. Si amavano, ma di un amore opposto. Leo con il suo bisogno di libertà – amiamoci a “camere separate”, da lontano; Thomas con la sua dipendenza dall’altro, con la sua richiesta incessante di certezze.

“Io ti ammezzerei, Leo, giuro che in questo momento ti darei fuoco. […] Ma il fatto è che anch’io, Leo, vorrei morire insieme a te. […] Quando ti metterai il cuore in pace e accetterai finalmente di amarmi?”

Il paradiso pare essere sempre e soltanto nelle vite degli altri.

Thomas è morto, e il figlio che lui e Leo hanno avuto è un Leo trentatreenne e disperato.

Thomas era giunto nella sua vita dopo la prima vera relazione, quando pensava che l’amore al mondo fosse finito, che non si sarebbe più reincarnato negli occhi di un altro ragazzo. E invece riconosce l’amore in quel corpo asciutto di pianista tedesco, nei capelli color miele, negli occhi neri e nelle risate squillanti di uno sconosciuto con cui subito troverà un linguaggio fatto di gesti, un codice segreto a tutti tranne che a loro. Le mani si sfiorano a toccare una bottiglia, le gambe si toccano di nascosto. È lì il senso della tenerezza, se mai nell’universo è esistita. È lì la nascita di un amore viscerale, totale. Nessuno può più tenerli distanti.

All’ospedale, invece, Thomas neppure viene riconosciuto come suo compagno.

“Eppure per tre anni si sono amati con passione, hanno vissuto insieme a Parigi, a Milano, in giro per l’Europa. Hanno scritto insieme, hanno suonato, hanno ballato. Si sono azzuffati, si sono strapazzati, anche odiati. Si sono amati. Ma è come se improvvisamente, accanto a quel letto d’agonia, Leo si rendesse conto di aver vissuto non una grande storia d’amore, ma una piccola avventura di collegio. Come se gli dicessero vi siete divertiti e questo va bene. Ma qui stiamo combattendo per la vita. Qui la vita è in gioco. E noi, un padre, una madre, un figlio siamo le figure reali della vita. […] Nello stesso momento, a centinaia di chilometri di distanza, uno costretto nel suo letto di ospedale e l’altro impietrito sulla rigida seggiola di un tinello, sono entrambi ragazzi che hanno una paura indicibile di morire.”

Quando Leo crede di essere arrivato al punto d’arrivo della sua vita, si ritrova a fare i conti con un lutto mai considerato. Si ritrova al punto di partenza, come in un mostruoso gioco dell’oca. Un gioco insensato e dalle regole inconcepibili.

E dovrà partorirsi di nuovo. Capire il senso del tutto. Dei legami con gli altri. Della perdita nel possesso. Degli errori commessi. Del suo stare al mondo.

Camere separate di Pier Vittorio Tondelli è un romanzo delicatissimo e crudele, doloroso e carezzevole. Una storia sulla voglia di vivere e di morire, di amare e di abbandonare, di scrivere e di tacere, di finire e di ricominciare.

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