Bunny Lake è scomparsa

bunny lake è scomparsa

 

GB 1965

Cast: Laurence Olivier, Keir Dullea, Carol Lynley, Martita Hunt, Anna Massey, Noel Coward
Musiche: Paul Glass
Scritto da: Marryam Modell

Durata: 1h e 47 minuti

Sono passati esattamente 50 anni dall’uscita di Bunny Lake è scomparsa, il missing-mystery del regista Otto Preminger, girato nel 1965, con la colonna sonora di Paul Glass e finito, come tante vecchie e gloriose pellicole, nel tritatutto dell’oblio fino al recente restauro digital in 4K ad opera della Sony Pictures.
Otto Preminger fu uno dei numerosi brillanti registi austriaci finiti alla corte di Hollywood negli anni ’30, e all’epoca di questo Bunny Lake era già ben affermato e conosciuto per la scabrosità dei temi affrontati; la dipendenza dalla droga in L’uomo dal braccio d’oro (1956) con un Frank Sinatra davvero sorprendente, lo stupro nel suo più celebre Anatomia di un omicidio (1959). Qui Preminger aveva una sua casa di produzione già avviata, la Wheel Productions, e si appoggiò al colosso Columbia per mettere in scena il romanzo di Marryam Modell (alias Piper Evelyn), facendolo però ampiamente revisionare dagli sceneggiatori John e Penelope Mortimer.
E’ la storia della inspiegabile scomparsa di una bambina, Bunny Lake, al suo primo giorno di asilo appena trasferita con la giovane madre a Londra. Il film verte su questa pesante assenza, vissuta attraverso l’angoscia crescente della madre e le indagini della polizia. Lo spettatore rimane efficacemente avvolto in questa strana cospirazione che tende a rimuovere ogni prova della esistenza stessa della bambina, chiamando in causa il disagio psichico. Una storia dove ogni dettaglio viene servito puntualmente, tassello dopo tassello in un crescendo di mistero.

La fotografia diretta da Denys Coop (Oscar agli effetti visivi con il Superman di Donner) presenta un bianco e nero raffinato dagli alti contrasti, in linea con i titoli di testa minimali firmati dall’eccentrico designer Saul Bass mediante i quali assistiamo ad artistici “strappi” del campo nero ad opera di una mano per mostrare i credits del film fino alla dissolvenza “accartocciante” che ci porta alla sequenza iniziale.
Gli ambienti in cui si svolge la storia sono luoghi vagamente sinistri, come l’austera “Little People’ s House”, lo stesso appartamento di miss Lake dove sono appese alle pareti arcane e minacciose maschere tribali, la stravagante abitazione del vizioso Wilson o il grottesco negozio di bambole che ricorda più una piccola bottega degli orrori. Il senso di inquietudine e mistero si intreccia con le musiche di Paul Glass, compositore forse più noto fuori dagli scores cinematografici: classici fraseggi percussivi accompagnano le indagini poliziesche, alternandosi a idilli orchestrali deliziosamente ‘fuori luogo’, quasi singolarmente mal abbinati a situazioni di tensione. Altro effetto dissonante sortisce la breve apparizione televisiva del gruppo rock The Zombies con Remember you, la intrusione di un selvaggio riff roaring sixties in un cinema ancora figlio delle sale da ballo.

Sul trio dei protagonisti spicca un azzimato e composto Laurence Olivier (molto semplicemente: uno tra i più grandi e versatili attori della storia del cinema), a cui si affiancano – un po’ adombrati – il viso da dandy di Keir Dullea (l’astronauta David di 2001: Odissea nello spazio) e Carol Lynley, biondo angelo disperato forse non sempre ‘nella parte’ in un ruolo piuttosto complesso.
Ottime le seconde linee del cast: Martita Hunt è una dolce vecchierella un po’ matta che dedica gli anni della sua pensione a collezionare registrazioni di bimbi che raccontano i loro sogni e incubi; Anna Massey veste i panni della giovane maestra finita suo malgrado nella lista dei sospetti; Noël Coward (eccezionale scrittore di teatro e sceneggiatore, ma anche un grande attore) è l’ambiguo padrone di casa Horatio Wilson.
Il finale risente dell’accumulo di tensione, e come spesso accade con i gialli tradisce un po’ le grandi aspettative create dalla narrazione; ciò nonostante, la sovrapposizione di giochi infantili e dramma dell’alienazione nel parco della villa conserva il suo bel fascino inquietante.

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