Battlefield, il Mahabharata ripreso da Peter Brook

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Peter Brook torna al Mahabharata, il grande racconto epico indiano, e porta in scena Battlefield, un lavoro, scritto da Jean-Claude Carrière, e diretto da Marie-Hélène Estienne con lo stesso Brook, che parla di tutto ciò che è accaduto dopo la battaglia dei Bharata.

Il Mahabharata è un’epica grandiosa che narra della guerra fratricida tra i Bharata, antichissima stirpe guerriera dell’India Settentrionale. Scritto probabilmente tra il VIII e il IV secolo a.C, è un poema esteso fatto di 110000 strofe scritto dal veggente Vyasa, che lo dettò a Ganesh, il dio dalla testa di elefante. Nella guerra dei Bharata la famiglia dei 100 Kaurava spodestò i cinque cugini Pandava che, esiliati nei boschi dopo una partita truccata al gioco dei dadi, tornarono da Duryodhana, re Kaurava, per chiedere la terra su cui esercitare il proprio diritto di re, dato che i guerrieri potevano solo governare o combattere. Il re negò loro questo diritto e fece scoppiare una guerra. La battaglia durò 18 giorni in cui morirono tutti i Kaurava che rifiutarono l’appoggio di Krishna, schieratosi, poi, con i Pandava, a lui devoti. Battlefield parte proprio da questo punto: Yudishtira sale al trono e si avvale dell’aiuto del re Dhritarashtra, morso dai rimorsi e dai sensi di colpa. Entrambi si interrogano su tutto quel che è accaduto prendendo coscienza delle proprie responsabilità.

A distanza di 33 anni dalla monumentale messa in scena del Mahabharata di ben 9 ore, Brook porta in scena una vera e propria lezione di teatro dove la voce, il movimento scenico, il testo e alcuni drappi possono evocare la forza lirica del grande poema epico indiano. Dalla Bhagavad Gita Brook trae i principi fondamentali per creare il dialogo tra Dhritarashtra e Yudishtira insistendo sull’Essere Universale, che realizza se stesso in una vasta creazione e in una vasta distruzione. Dallo stato interiore nasce la libertà, la felicità dell’anima raccolta in sé stessa ma il Sé è fuorviato dall’egoismo. Ogni essere umano è legato alla propria natura e, in questa natura, deve cercare la perfezione, seguendo la linea della sua personalità. Anche se, dice la Gita, sarà eternamente sottoposto al piacere e al dolore.

Quattro attori inglesi, Carole Karemera, Jared McNeill, Ery Nzaramba e Sean O’Callaghan, incarnano diversi personaggi e allegorie e ricreano un’atmosfera informale, incalzati dal suono percussivo di Toshi Tsuchitori, che faceva parte del cast originale del Mahabharata. I loro movimenti sono semplici, necessari, frutta di una pratica rigorosa, e vanno a disegnare l’intera composizione scenica. Spettacolo testamentario, l’ultimo rito di uno dei grandi maestri del teatro del Novecento.

Visto al Teatro Bellini di Napoli il 20 febbraio 2018

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