Bastavamo a far ridere le mosche

bastavamo a far ridere le mosche

Sergio Longobardi, attore e regista napoletano di un Teatro da lui definito popolare ed umanista, in occasione del trentennale della Sala Assoli, è andato in scena il 9 ottobre con il suo Bastavamo a far ridere le mosche. L’artista partenopeo, che negli ultimi 3 anni ha portato il suo clown in giro per le strade d’Europa e America Latina, approda a Napoli direttamente da Parigi. La pièce è una drammaturgia autobiografica, un dialogo intimo tra il clown, che si interroga sulla sua identità di artista e di uomo, e suo padre. Un dialogo in cui immagini, suoni e ricordi si mescolano sulle note della musica di Buddha e un gatto che suona il violino. In preparazione, tra Napoli e Parigi, il prossimo lavoro incentrato sull’epopea migratoria e i viaggi personali di sola andata.

Bastavamo a far ridere le mosche è una fotografia che si muove nel tempo e nello spazio. Una fotografia che dialoga col pubblico nel parallelismo delle vite del padre e del figlio. Sullo sfondo la piccola provincia dell’entroterra napoletano, Torre Annunziata, da cui tutto parte, e  Sergio Longobardi che con la sua gestualità forte, fisica, testimone viva delle pagine della sua vita, porta lo spettatore al suo fianco, disteso in un tempo che va dal dopoguerra, agli anni del boom economico, al 1983 fino ad oggi. Questo tempo è scandito dalla narrazione del duro lavoro e della miseria, la scuola, i sogni, la disillusione, ancora il lavoro, finalmente quello cucitogli addosso e poi Parigi, dove l’attore si trova forzatamente esiliato in cerca di riscatto, fuggito dall’Italia che non tutela la sua condizione di artista.

E intanto i ricordi scorrono tra bollettini meteo ed oggetti di scena, immagini tra passato e presente, tra un tempo in cui con un cappello e pochi oggetti bastavamo a far ridere le mosche per le strade del mondo. Il pubblico condivide. Il pubblico ride. Il pubblico riflette. Questo dialogo generazionale dal ritmo e dalla narrazione intensa apre una finestra sul mondo e sull’identità dell’artista. Mondo per i più fatto di barzellette e scenette divertenti e che invece lo stesso Sergio Longobardi ci dice fatto di Numeri, che portano con se il reale, il ricordo, la fantasia. Punto fermo di tutta la narrazione il riferimento al padre di cui l’artista mette in luce la doppia anima, quella di ispiratore e quella di uomo discorde rispetto alle sue scelte artistiche. Immagine che riprende a tutto tondo nei suoi continui contrasti tra ordine e disordine, magia e realismo, evoluzione e barbarie.

 

BASTAVAMO A FAR RIDERE LE MOSCHE
Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo Napoli
Compagnie Babbaluck /Theatre du Parc de la Villette
testo di : Sergio Longobardi
Traduttori: Celine Frigau et le Collectif « La langue du Bourricot » de l’Université Paris 8
Regia : Sergio Longobardi con la complicità di Mirko Artuso e Costantino Raimondi
Con Sergio Longobardi e Michael Nick
Voci off di Agata Nunziante e Sergio Longobardi
In Video Salvatore Longobardi
Musiche di scena :Michael Nick
Luci: Manon Geffroy
Editore  del testo: PUM de Toulouse Nouvelles scenes-Italien
Crediti fotografici: Hind Oukerradi

 

 

 

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Notice: Undefined variable: font_family in /home/mhd-01/www.armadillofurioso.it/htdocs/wp-content/plugins/gdpr-cookie-compliance/moove-modules.php on line 282