Ballate per piccole iene compie 15 anni

Fin dall’incipit, maestoso e sinuoso, dell’iniziale La Sottile Linea Bianca, si intende che ritroveremo gli Afterhours proprio dove li avevamo lasciati. Il prosieguo dell’ascolto, in effetti, non può far altro che confermare la sensazione avuta poco prima: nessun cambiamento di rotta. E questo è tutt’altro che un male.
Già, perchè davvero non si sente il bisogno di innovare una formula tanto rodata e funzionante, cui Manuel Agnelli di volta in volta aggiunge o sottrae ingredienti a piccoli pizzichi – in Ballate Per Piccole Iene è la profondità delle sfumature a prendere parte alla ricetta – e che riesce, innanzitutto, a non stancare e, poi, a conservare un’altissima cifra stilistica ed un valore lirico indiscutibilmente superiore alla media.

Dire che gli Afterhours sono cresciuti suonerebbe banale visto che proprio la maturità non è mai mancata ad Agnelli & soci, ma è pur vero che Ballate Per Piccole Iene – nel conto degli album è il settimo – spruzza un po’ di argento leggero sui capelli della band che, spesso, preferisce mettere da parte i passaggi più aggressivi – sebbene tra le dieci tracce del disco vi siano degni rappresentanti della categoria – in virtù di approcci che valorizzino l’emotività intima, andando a toccare da vicino le corde dell’anima.
Naturale successore di Quello Che Non C’è – e, volendo, anche di Non E’ Per Sempre, capostipite del nuovo modus comunicandi del gruppo – il disco si snoda lungo 44 minuti di durata, attraverso una produzione che, nonostante la presenza in cabina di regia di Greg Dulli e di John Parish per alcuni missaggi, suona molto “italiana” – le batterie sono tenute costantemente dietro rispetto al resto – votandosi spesso alla ricerca sonora intesa come stratificazione e articolazione di suoni e strutture ritmiche (fungano da esempio i duetti archi-chitarre di Chissà Com’è), non rinunciando nemmeno a mid-tempo circolari (Ballata Per La Mia Piccola Iena) e a reminescenze psichedeliche (la parte centrale della già citata La Sottile Linea Bianca).

Al di là delle componenti tecniche e strutturali, comunque, la forza di questo lavoro – e forse il quid stesso dell’intero progetto Afterhours – è la capacità di attraversare l’ascoltatore nelle maniere più disparate, portandolo oltre l’apparente ruffianeria di una ballad come Ci Sono Molto Modi o lasciandolo accomodare sul lettino dello psicanalista prima di sconquassarlo completamente (Sangue Di Giuda) e, in generale, scorrendo lento e denso come flebo in vena, crescendo con il tempo come qualsiasi delizioso veleno saprebbe fare.

Detto, infine, dello straordinario potere evocativo della conclusiva Il Compleanno Di Andrea, e ricordato che una versione inglese di Ballate Per Piccole Iene uscirà in tutto il mondo grazie a One Little Indian, non ci resta che prepararci a tenere questo disco incollato al lettore ancora per un bel po’.
Una prova intensa e matura, viva e pulsante, longeva ed ammaliante.

Articolo di Luca D’Alessandro

Manfredi

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