Aristofane a Scampia, i classici e la non scuola

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Su Aristofane a Scampia, il libro di Marco Martinelli sulla sua esperienza con Teatro delle Albe, si è scritto tanto e bene. La compagnia, fondata nel 1983 a Ravenna con la sua compagnia d’arte e di vita Ermanna Montanari, è un simbolo itinerante di buone pratiche teatrali, dove la parola diventa corpo. Martinelli sa il valore della non scuola e cosa può dare ad intere generazioni di “asini”, ragazzi dalle orecchie aperte che non conoscono i classici ma con un’energia imponderabile, e lo racconta con grande trasporto e commozione partendo dagli albori, da quella scintilla d’amore che lo legò a sua moglie e che è, in effetti, l’origine del gioco teatrale da loro proposto.

Avrebbero potuto vivere cercando un posto sicuro nella “burocrazia teatrale” o scendere a patti col destino ma scelgono la seconda strada, presi dall’urgenza di tentare un percorso culturale in grado di unire vari punti d’Italia. Ed ecco, quindi, Aristofane portato a Scampia, una scommessa che fece nascere Punta Corsara, ma anche a Lamezia Terme, Mazara del Vallo o Rio de Janeiro, posti in cui un’estrema vitalità convive con la morte più spietata, periferie di un Sud sempre più dimenticato.

Aristofane a Scampia è un libro parlato dove la Storia è un fluido dalle reazioni metamorfiche che impatta con la potenza trasfiguratrice del Teatro e della Conoscenza data dai classici, spogliati da ogni sorta di didascalismo e pedanteria. Ed è proprio attraverso queste esperienze, nate anche grazie alla collaborazione con figure fondamentali come Ninni Cutaia, che Martinelli ci racconta il senso del teatro, il desiderio di condensare la vita nella compartecipazione all’evento teatrale per salvare intere generazioni perdute.

A Napoli, come sottolineato a partire dal titolo, un piccolo cambiamento ci fu grazie anche alla volontà del Teatro Stabile di Napoli di far nascere un progetto, chiamato Arrevuoto, di “teatro e pedagogia”. Un’impresa unica che unì, nel 2005, 64 adolescenti di differenti estrazioni sociali a Scampia, nella periferia nord di Napoli, per mettere in scena “La pace” di Aristofane. Fu un successo incredibile, riconosciuto dalla città, e un progetto a cui Martinelli lavorò per altre due volte, adesso gestito da una direzione collettiva.

Oggi, invece, il palcoscenico di quello stesso Teatro Mercadante che ha ospitato Arrevuoto non esiste più e la cosa sembra importare poco alla cittadinanza e al mondo culturale e politico napoletano (e nazionale). Non si sa nulla della morte improvvisa del teatro più importante della città e non si sa nulla di quel che si intende fare. Sappiamo solo che il Mercadante è stato sottoposto a sequestro penale perché non è stato risistemato l’impianto antincendio. Tornano in mente, quindi, le parole di Martinelli sulla paura iniziale delle “Albe” di trasformarsi in burocrati, figure che non conoscono minimamente il valore sociale del teatro.

I temi sottesi del libro di Martinelli rievocano, purtroppo, mostri aberranti con l’abitudine di scappare dai propri doveri ma forniscono anche l’illusione di essere sempre in tempo per ricercare una nuova strada essenziale, autentica, se si possiede il linguaggio giusto. Tutto dipende da noi.

 

Aristofane a Scampia
Come fare amare i classici agli adolescenti con la non scuola
Marco Martinelli

Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 176
Prezzo: € 14.00

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