Areté Ensemble: la critica ha ammazzato il teatro in 50 anni

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Areté Ensemble è un’associazione culturale interdisciplinare dove ogni partecipante può seguire liberamente il proprio percorso. Nasce nel 2007 e basa il suo lavoro su produzioni e formazioni teatrali, musicali e audiovisive. Il nucleo principale del collettivo sono Saba Salvemini ed Annika Strøhm a cui, poi, si sono aggiunti Valerio Malorni, Matteo Salvemini, Miyuki Hayakawa e tanti altri.

Il loro è un teatro d’attore, semplice, che dà allo spettatore la possibilità di interpretare liberamente quanto vede. Le loro produzioni vanno dalla commedia al teatro ragazzi, nel 2009 hanno vinto il bando di residenza dello Spazio Off di Trento e sono attivi su tutto il territorio nazionale con laboratori teatrali di formazione.

Anticipiamo l’intervista con la loro introduzione:
Visto che per ogni domanda sono stati scritti più e più libri e ad ora le risposte date non hanno portato a soluzioni che abbiano migliorato lo stato del teatro e della vita risponderemo brevemente per utilizzare il tempo risparmiato per fare teatro. Ne approfittiamo per “sfogarci un po’”…in maniera poco propositiva, ma sincera…Chiaramente le risposte saranno contradditorie, incomplete, fraintendibili, confuse e fatte un po’ “alla buona”, decisamente poco propositive….ce ne dispiaciamo, ma non abbiamo il tempo di tentar di esser chiari… se desiderate saperne di più, parlarne in maniera costruttiva etc.. ci chiamate e ci facciamo un paio di birre assieme.

1) Se volessimo cominciare un’analisi della situazione di crisi culturale del teatro italiano, da quali segnali dovremmo partire?

Il pubblico non va a teatro. I teatranti non hanno soldi. Gli spettatori vanno a spettacoli che non capiscono e non tornano più a teatro. Viviamo in un paese in cui gli “eventi ad capocchiam” sono più importanti di una progettualità a lungo termine. I mezzi di comunicazione stanno in mano a ricchi e potenti (anche delle lobby teatrali) e loro dirigono “il gusto”, gli anni sono cambiati e giustamente le persone non hanno tempo e soldi da perdere per andare a vedere spettacoli spesso discutibili anche se i giornali ne parlano come eventi imperdibili. Tralasciamo tutto quanto vi sia di spirituale ed iniziatico per non confondere troppo le acque. In Italia le storie che si scrivono per il teatro raramente parlano della vita e dei suoi problemi, come case senza fondamenta si lanciano direttamente in “voli pindarici”…tutto questo le persone lo sentono e giustamente se non si sentono rappresentati non vanno a vedere la rappresentazione…perché non gli servirebbe a nulla.

2) Secondo te/voi, la crisi del teatro potrebbe essere la diretta conseguenza di una crisi generazionale, d’identità e di opportunità? Quali sono i tempi e modi del suo sviluppo?

La forma delle cose muta, ma l’uomo e le sue relazioni no (o quantomeno molto lentamente)….di conseguenza il teatro inteso come una delle arti della rappresentazione (in qualsiasi forma la si intenda) è destinato, purtroppo, a non morire, ma ad adattarsi un poco alle mode e bizze dei tempi. ….“Vedi Amleto e gli attori”…Il teatro è innanzitutto una porta verso l’ignoto e le “porte” non possono essere chiuse.

3) Si può affermare che la crisi del teatro possa dipendere anche da una mancanza di idee teatrali forti?

Le idee teatrali forti ultimamente stanno più fuori dai teatri o non ci entrano spesso perché per entrarci è necessario occuparsi non di teatro, ma di altro (comunicazione, economia, politica….). Le idee ci sono e ci sono sempre state. È necessario fare attenzione e comprendere cosa si intenda con idea teatrale forte…ultimamente si assimila forte a “scioccante”, innovativo (o analoghi) forse questa confusione non aiuta ciò che è intelligente, profondo, divertente, umano…ad emergere….e giustamente la gente diserta i teatri (visto che almeno lì non è obbligata a sottomettersi e dir di si…). Uno scroscio di applausi non garantisce che quelle stesse persone torneranno a vederti e che quegli applausi non fossero una sommatoria di dovute “cortesie” alle abitudini con cui conviviamo.

3) Qual è la funzione sociale del teatro oggi? La sua funzione dipende da chi lo fa e da quello che fa. Domanda troppo amplia, personale e stratificata per scriverne. Quali necessità soddisfa? Evidentemente non soddisfa necessità comuni a pubblico e teatranti altrimenti i teatri sarebbero pieni.

4) Si può credere a un rinnovamento del teatro o siamo in attesa di un modello culturale che possa scuotere le coscienze?

È necessario un nuovo modello sociale.

5) Lo Stato sostiene il teatro in Italia? Se sì, ne beneficiano tutti?

No. Lo stato sostiene delle lobby di potere e butta le briciole ai “cittadini” in nome della democrazia. I rappresentanti dello stato gigioneggiano malamente, come pessimi attori, per quattro applausi (e trenta denari) buttando all’aria lo Spettacolo e la Storia che si porta appresso.

6) Le due misure più estreme ed urgenti da mettere in atto, secondo te/voi.

Troppo lunga e contraddittoria la risposta per scriverla.

7) Ha ancora senso mettere in scena i classici? O andrebbero tolti di scena?

Non diciamo cazzate! Naturalmente. Se un libro ha resistito a 2500 anni di angherie ci sarà pur almeno una ragione valida. L’uomo non cambia, rappresentiamo sempre la stessa storia con le stesse relazioni. (anche quando facciamo di tutto per uscirne) Quanto influisce la scelta politica di un direttore artistico? Quanto influisce la politica nella scelte di un direttore artistico e quanto l’economia e quanto le amicizie e quanto i favori da restituire e le bollette da pagare….ed in fine quanto influisce l’arte nella scelta di una direttore artistico…..?

8) Si può parlare di “dittatura teatrale” nel mondo delle arti in scena? Se sì, perché?

…non capisco la domanda.

9) È possibile un “teatro della crisi” in cui artisti, spettatori e critica trovino un punto in comune?

La critica ha ammazzato il teatro in 50 anni…non solo la critica, naturalmente…ma la critica ha fatto molto. La critica ha avuto una buona funzione negli anni 70….poi i critici han deciso che più che difendere lo sviluppo del teatro potevano difendere le proprie penne e han cominciato a scrivere e “vendere” le proprie recensioni….quanti amici e parenti han letto delle recensioni e poi han ritrovato andando a teatro lo stesso spettacolo?….recensioni importanti….molti amanti del teatro sono stati traditi da una critica più impegnata a inventarsi mode e paladini da difendere (per aver lavoro da fare) piuttosto che occuparsi di sviluppo e gioia a teatro. In cosa non si crede per un posto fisso? La critica è diventa per alcuni critici ed intellettuali l’unica possibilità di sfoggio di una cultura sempre più di nicchia per autogiustificar gli anni ed anni di gioventù spesi a incamerare informazioni. Il discorso è generico e non riguarda tutti, chi legge sa di chi stiam parlando.

10) Quant’è importante lo spettatore a teatro?

Siamo tutti importanti in EGUAL misura. Quanto è necessario investire nella formazione di un pubblico consapevole? Il pubblico è consapevole ed è fatto di uomini che conoscono la vita e non sono dei beoti anche se non hanno letto Proust o altro. Fino a quando si partirà dalla presunzione che il teatro ne sappia di più della vita il teatro giustamente sarà ghettizzato. La“formazione del pubblico” è un’invenzione per far girar soldi e poltrone e nulla più…soprattutto se priva di progettualità che giustifichi almeno un po’ questo nome che le è stato dato “Formazione del pubblico”…sa più di insulto che di invito.

Prima di salutarvi, ringraziandovi per la collaborazione, vi chiediamo un’ultima riflessione: qual è la tua/vostra missione teatrale? ….Come immaginate la situazione culturale e teatrale italiana nei prossimi cinque anni? 5 anni sono un periodo molto breve…non immaginiamo grandi differenze a livello “globale”, ma sicuramente vediamo che nel piccolo molte cose stanno cambiando, a dispetto del tentativo di “migliorare” tutto con pessimi giochi da prestigiatore.

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