Arancia Meccanica, uno spettacolo per Drughi

viol10177447_723137684375310_380210467_nDal 18 al 20 marzo, il Teatro Bellini ospita per il terzo anno “Arancia Meccanica“, opera teatrale basata sul testo di Anthony Burgess, da cui è stato tratto, a sua volta, il cult-movie del regista Stanley Kubrick.

La prima volta che ho visto Daniele Russo prendersi l’onere e onore di re-interpretare un’opera amata e conosciuta è stato lo scorso Ottobre quando, nello stesso Teatro Bellini, era in scena “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.
Lo vidi indossare le vesti di quel personaggio che fu di Jack Nicholson, riscritto appositamente per l’occasione.
Rimasi colpito dal lavoro teatrale finale, il quale si allontanava senza distanziarsi troppo da quello letterario e cinematografico ed era una stupenda rivisitazione e riproduzione di un testo e di un’opera consacrata.
Sulle ali di quel favorevole vento, mesi dopo non ho avuta alcuna esitazione nello scegliere “Arancia Meccanica” come prossima visione e con il petto gonfio di ottimismo sono andato a vedere questo “nuovo” lavoro.
Il pubblico era giovane, giovanissimo, c’era persino una scolaresca acchittata per l’occasione e tutto sembrava dover andare per il meglio. Le musiche di Morgan hanno iniziato a diffondersi lentamente, le luci sono appassite con grande calma e il sipario, infine, si è aperto.
Verso la metà dell’opera, ho cominciato a chiedermi cosa non andasse in me. Tutti applaudivano, soddisfatti e contenti, e io me ne stavo nella mia poltrona alquanto scontento e insoddisfatto. E non coglievo bene il perché.
Non lo ero certo delle interpretazioni, le quali erano veramente ottime, o delle scene di Roberto Crea, il quale conferma ogni volta le sue abilità, eppure sentivo che qualcosa non andava. Poi ho capito.
Ci sono opere che non possono essere ripetute, semplicemente. È stupido recarsi a vedere Daniele Russo che interpreta Alex De Large e aspettare di vedere Malcolm DcDowell o la regia di Kubrick, è vero, ma ci sono paragoni impossibili da non fare e scelte di regia e artistiche che non possono non essere valutate e osservate.
La violenza limitata, l’orrore ripulito per far sì che sia buono per gli occhi di tutti e tutto il buio psicologico dell’opera viene accantonato, ridotto e riversato sotto forma di notevoli atti di recitazione.
Il che è bello e può essere apprezzato, ma toglie qualcosa alla natura stessa dell’opera e la invalida in maniera pesante.
Tutti quei ragazzi che applaudivano facevano bene, “Arancia Meccanica” di Gabriele Russo è una perfetta composizione e sinergia di recitazione, scenografia e sapienti scelte di regia per chiunque non abbia mai visto il film di Kubrick o letto l’opera di Burgess.
Non mi sognerei di sconsigliarvelo, anzi, rimane probabilmente uno dei prodotti meglio riusciti dell’ultimo lustro. Eppure, se avete amato l’opera di Kubrick, un po’ di amaro non potrà fare a meno che restarvi in bocca.
Ma bisogna comunque ammirare e rispettare il lavoro svolto da questi interpreti e addetti ai lavori, perché, per mettersi in gioco così, ci vogliono un bel paio di Yarballe.

Arancia Meccanica
di Anthony Burgess

Regia di Gabriele Russo

Interpretato da Daniele Russo, Sebastiano Gavasso, Alessio Piazza, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Paola Sambo e Bruno Tramice

Teatro Bellini
dal 18 al 20 marzo 

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