“L’anniversario” al Teatro civico 14 – La Rassegna NCT

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Giovedì 10 novembre è partita la rassegna Nomi Cose Teatri, organizzata da NCT – coordinamento campano che vuole rispondere «all’esigenza di piccoli e medi teatri dei comuni della regione Campania di strutturare servizi di distribuzione, promozione e comunicazione di spettacoli teatrali».
La rassegna – che si è prefissa «l’obiettivo di valorizzare i lavori prodotti all’interno della rete dei soggetti del circuito e promuovere realtà emergenti da far circuitale nell’ambito della programmazione NCT» – si è conclusa domenica 13 novembre e ha avuto luogo al Teatro Area Nord di Napoli e al Teatro Civico 14 di Caserta, ospitando 8 spettacoli che sono andati in scena parallelamente: in ordine, partendo dal primo teatro, gli spettacoli – distribuiti nei giorni dal 10 al 13 novembre – erano Il paradiso degli idioti, Come una bestia, Chiromantica ode telefonica agli abbandonati amori, Sin Aire.
Il Teatro Civico 14, contemporaneamente, accoglieva L’anniversario, Pisci ‘e paranza, Sempre domenica, Trattato semiserio di oculista.
VIB – Vibrations in body” e “Cortocircuito teatrale e percorsi condivisi” sono stati invece due incontri “fuori campo” ma altrettanto importanti: il primo ha presentato i risultati di uno studio incentrato sul corpo, sulla qualità del movimento e su come, attraverso il movimento, il corpo stesso reagisca al silenzio.
Il secondo evento, che si è svolto al teatro Bellini di Napoli sabato 12 novembre ha spiegato il senso del progetto NCT, che ha come obiettivo la valorizzazione e la messa in rete di diverse realtà campane, attraverso l’attenzione al pubblico e a una circuitazione variegata, che chiami in causa direttamente «nuove creatività, nuove professioni, nuovi spazi performativi».

Al Teatro civico 14 Gianluca D’agostino e Antonio Marfella sono stati invece i protagonisti de L’anniversario, spettacolo selezionato tramite la call per artisti di Nomi Cose Teatri, scritto e diretto dallo stesso D’agostino.

Luigi, il protagonista della pièce, trascorre il giorno dell’anniversario rimuginando sul rapporto ormai concluso con Lucrezia, la ragazza che lo ha abbandonato quattro mesi prima, a suo dire senza una valida motivazione.
Un amico fidato tenta di ridimensionare il carico di sofferenza dell’innamorato, che sembra non voler recepire alcuna ragione risolutiva sulla necessità di uscire da quello stato critico di ciclico malessere. La dissonanza tra le lagnanze del protagonista Luigi e le boutades dell’amico dalla chiara sprezzatura sarcastica genera una vis comica davvero dirompente.
Quella appena descritta è la storia di due mondi diversi, riuniti dalla matrice di una solida amicizia, che presentano al pubblico ciascuno il proprio universo di valori giustapposti: passione-razionalità, ingenuità-esperienza, bontà-cinismo.
Soltanto alla fine, di fronte alla possibilità di un drammatico epilogo – raccontato da Luigi come l’allucinante, macabro risvolto di un sogno dai connotati iper-realistici – il malessere di Luigi prende le forme di un’ intensa, bruciante confessione all’amico.
Ma chi è questo amico, quest’uomo di stile vestito di tutto punto, lucido, razionale fino al limite dell’impudenza a primo impatto – difatti si presenta in scena mentre espleta un atto prolungato di minzione ed esprime, sprezzante, giudizi misogini e sentenze inappellabili sull’universo femminile?
Il suo proclamato distacco dai sentimenti fa giusto credere che abbia maturato un equilibrio di giudizio in fatto di ‘affetti dell’anima’: i suoi unici obiettivi, ora, sembrano essere la salvaguardia dello stato di salute psico-fisica dell’amico, e dunque, attraverso una pressante opera persuasiva, la rimozione delle esperienze traumatizzanti dal suo subconscio. La terapia non escluderebbe – forse – l’ipotesi di una violazione dei limiti consentiti dalla morale, attraverso l’esplosione di un istinto distruttivo che ricorda, nel modello strutturale della psicoanalisi freudiana, l’istanza psichica dell’Es.
Alla domanda precedente, dunque, possiamo tentare di azzardare una risposta che non ha la pretesa di imporsi come ‘categorica’: a noi sembra, per certi versi, che il profilo dell’amico non sia riducibile alla funzione di sardonico – spassosissimo – controcanto narrativo all’instabile e malaticcia coscienza dell’amico, ma rappresenti qualcos’altro: qualcosa di sinistro che si stratifica ab imo pectore e germina a poco a poco. Di fronte a un “Io”, quello del protagonista, incerto sull’agire, debole e remissivo di fronte al male che si accinge a ricevere, conviene che intervenga una forza eteroindotta, legata all’inconscio, che lo guidi verso la “pacificazione”.

Il resto è tutto da vedere…

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