Alla ricerca di Dory

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Dopo il capolavoro della Disney Pixar del 2003, Alla ricerca di Nemo, finalmente è arrivato nelle sale l’attesissimo sequel Alla ricerca di Dory (titolo originale Finding Dory) girato da Andrew Stanton. Il regista, noto per aver diretto A Bug’s Life, Monsters & Co., Wall-E e aver prodotto e sceneggiato molti dei successi Disney dell’ultimo ventennio, torna all’animazione dopo il flop di John Carter (uno dei più grandi insuccessi della storia della Disney). Il suo maggior successo resta, però, Alla ricerca di Nemo, di cui ha curato sceneggiatura, soggetto e animazione, oltre alla regia, ottenendo persino l’Oscar nel 2004 come miglior film di animazione.

Nell’originale americano ha ancora la voce di Ellen Degeneres, mentre in italiano è l’insuperabile Carla Signoris a ricordare a grandi e bambini come si parla il balenese. E soprattutto, con Alla ricerca di Dory, tutte le nostre domande sulla storia del pesce-chirurgo blu e giallo hanno finalmente trovato una risposta. Ora sappiamo, ad esempio, perché parla il balenese (ma dovrete vedere il film per scoprirlo), e dove è nata. La trama ha subito alcuni cambiamenti dopo l’uscita del documentario Blackfish (2013) di Gabriela Cowperthwaite, in cui si raccontano, attraverso la storia dell’orca Tilikum e degli uomini che ha ucciso, i maltrattamenti che subiscono questi mammiferi costretti a sottostare alle logiche dei parchi acquatici marini. Nel film, infatti, non sono presenti orche e il clima descritto per gli animali del parco è molto sereno. 

Per accontentare i fan dei due pesci pagliaccio, Nemo e suo padre Marlin sono presenti anche nel sequel e accompagnano Dory nel suo viaggio alla ricerca della sua famiglia, dopo che si è ricordata di venire dall’altro lato dell’oceano. L’ambientazione, infatti, è soprattutto il California Marine Biology Institute, dove Dory ha trascorso i primi anni della sua vita, e dove vuole ritornare. Qui Dory ritroverà alcuni vecchi amici -di cui ovviamente non ricordava nulla- e ne conoscerà di nuovi, come il polpo dal cuore duro Hank, che ha la simpatica abitudine di mimetizzarsi in tutto ciò su cui poggia i suoi tentacoli. Ci saranno anche dei ritorni molto graditi, come le tartarughe che nuotano nell’oceano, i piccoli amici di Nemo e il maestro-razza. Il risultato complessivo è, come i fan si aspettavano, molto ben riuscito, perché riesce a far riflettere su temi importanti, come l’accettazione delle persone diverse e l’importanza della famiglia, e nel frattempo a far sorridere con i personaggi vecchi e nuovi. La Disney Pixar si riconferma, così, una sicurezza nell’intrattenimento di tutte le generazioni presenti in sala. 

A Napoli potete vederlo al Cinema Vittoria  alle 16,30-18,30-20,30-22,30.

 

 

 

 

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